Arte o anti-arte? Arte o provocazione? Urlo o silenzio? Protagonismo
o misticismo? Sono questi i temi di un quesito che non cesserà mai di sollecitare dibattiti,
ricerche ed opinioni intorno al movivento Dada (1916-1922), ai suoi protagonisti ed ai suoi
discepoli. La grande mostra (più di 300 capolavori) che rimarrà aperta al pubblico a
Palazzo Forti, sede della Galleria Comunale di Verona, dal 18 Luglio al 9 Novembre 1997, affronterà
una simile problematica alla luce di un secolo che del dadaismo è in buona parte figlio e che
dal dadaismo ha attinto alcune delle sue più esaltanti ispirazioni creative.
Pop Art, Noveau Realisme, Fluxus, Arte Povera, Poesia Visiva ed altre poetiche e tipologie del
linguaggio d'avanguardia hanno mantenuto vivo fino ai nostri giorni un rapporto stretto con quelle
premesse, alla luce delle mutate situazioni storiche e culturali.
La mostra, a cura di Giorgio Cortenova, non si limiterà a tracciare uno spaccato del
dadaismo, attraverso i lavori di Marcel Duchamp, Hans Arp, Man Ray, Francis Picabia, Hans Richter,
George Grosz, Otto Dix e degli altri grandi protagonisti che ne contrassegnarono gli esordi a
Zurigo, New York, Berlino e Parigi, ma analizzerà anche la continuità dello spirito
dadaista attraverso quelle opere e quegli artisti che più di altri hanno saputo rinnovare il
linguaggio dell'arte contemporanea mantenendo un dialogo aperto con la vicenda dadaista. Da
Tàpies a Fontana, da Rauschenberg a Christo, da Arman a Cesar, da Spoerri a Warhol, da Baj a
Pozzati, da Pistoletto a Merz, da Manzoni a Pascali, da Klein a Paik, da Falhström a Chiari,
da Kounellis a Ceroli, da Blaine a Sarenco, da Beuys a Schifano, da Kline a Cavaliere, attraverso un
esauriente panorama di più di cento protagonisti dell'arte del secolo.
Scandalo e provocazione, coscienza della crisi dei linguaggi ed irrisione: mai, come nel secolo che
sta per finire, il "comune buon senso" fu ugualmente provocato e demistificato, mai le "buone
maniere" furono ugualmente "violentate" e la società posta davanti alle eterne ipocrisie
dell'umanità.
Le opere, provenienti dal Museo Cantini, dal MAC di Marsiglia e da oltre trenta prestigiose
collezioni pubbliche e private europee, verranno collocate nelle sale di Palazzo Forti,
nell'affascinante contrasto tra antico e moderno. Tele sospese nel soffio dell'aria, macchine
celibi, strumenti musicali deformati, opere d'aria e di plastica, di terra e di vetro: in altre
parole i più importanti capolavori dello "scandalo" artistico del nostro secolo si
alterneranno a tele e sculture cariche di lirismo ma ugualmente provocatorie rispetto ai
consueti equilibri ed alle tradizionali armonie dell'arte. |