BIOGRAFIA
di Monica Molteni

Lucio Fontana nasce il 19 febbraio del 1899 in Argentina, a Rosario di Santa Fé, dove il padre Luigi (1865-1946) si era trasferito una decina di anni prima dalla natia Varese. Nella cittą lombarda il nonno Domiziano (1829-1896), pittore, aveva dato il via alle fortune artistiche della famiglia fondando un'impresa di decorazioni architettoniche; dei suoi due figli, Geronzio, geometra, aveva optato per un tranquillo impiego in un analogo studio di decorazioni, mentre Luigi, mosso da diverse ambizioni, dopo aver conseguito il diploma di scultore all'Accademia di Brera, seguendo il flusso migratorio dei molti colleghi che sul cadere dell'Ottocento approdarono in Sudamerica, si andò a radicare a Rosario, aprendovi una ditta di scultura commerciale nel tempo assunta a notevole rinomanza, lo studio "Fontana y Scarabelli".
Lucio venne concepito nel corso dalla sua relazione con Lucia Bottini, attrice di teatro argentina a sua volta figlia di un immigrato, il pittore e incisore svizzero Jean Bottini. Il rapporto fra i due non era tuttavia destinato a durare: poco dopo la nascita del bambino, Luigi, rotto il precedente legame, prese in moglie Anita Campiglio, un'italiana giunta da poco a Rosario da Comabbio, un paese del Varesotto. D'altro canto la Bottini, andata per la sua strada, si sposò con Juan Pablo Maroni, da cui ebbe altri tre figli - César, Juan Pablo e Ofelia - lasciando il primogenito al padre. Lucio crebbe dunque nella nuova famiglia, con Anita, sempre affettuosamente chiamata mamma, e i tre fratelli minori: Tito (1904-1985), Delfo (1906-1920), prematuramente stroncato dalla tubercolosi, e Geronzio (1917-1990), detto Geronzino o Zino.
Giunto in età scolare, il piccolo Fontana è mandato a studiare in Italia. Affidato a uno zio di Castiglione Olona, dal 1906 frequenta il collegio "Torquato Tasso" di Biumo Inferiore e dopo la licenza elementare nel 1911 viene iscritto alla scuola tecnica del Collegio Arcivescovile Ballerini di Seregno, terminata nel 1914. In quest'ultimo anno i genitori rientrano dall'Argentina e si stabiliscono per un periodo abbastanza lungo a Milano. Comincia allora l'apprendistato artistico di Lucio, che inizia a far pratica di scultura nello studio del padre, senza per questo trascurare gli studi, ma anzi iscrivendosi contemporaneamente alla scuola per periti edili "Carlo Cattaneo" e all'Accademia di Brera. Lo scoppio del primo conflitto mondiale troncherà bruscamente queste esperienze: nel 1917, con l'entrata in guerra dell'Italia, Fontana parte volontario per il fronte. Sul Carso, schierato in prima linea, riporta una ferita ad un braccio per la quale verrà in seguito insignito di una medaglia d'argento al valor militare. Terminata la convalescenza, è trasferito a Torino, dove durante l'estate del 1920 presta servizio alla Scuola Ufficiali.
Una volta congedato e rientrato in famiglia, nel 1921 Lucio seguirà i genitori in Argentina, tornando a stabilirsi a Rosario. Sarà questa l'occasione per riprendere il tirocinio da scultore nello studio del padre, dal quale si affrancherà nel giro di pochi anni aprendo una propria bottega in Calle España 565 (1924) e quindi, dopo il ritiro dall'attività di quest'ultimo, subentrandogli nella nuova società "Fontana, Scarabelli, Cautero y Cia". Contemporaneamente il giovane artista inizia a dar prova dell'originalità del proprio talento partecipando a varie esposizioni e ad alcuni concorsi pubblici che gli fruttano le prime commissioni importanti, a Rosario, portato a termine nel 1927.
Le sculture di questi anni, nella loro variabilità sperimentale, ci mettono di fronte ad un artista ancora alla ricerca di una cifra personale, che elabora le proprie forme ragionando sia su suggestioni fluidamente quali il rilievo commemorativo di Pasteur per la Facoltą di Medicina dell'Universitą Nazionale del Litorale (1924-25) e il monumento all'educatrice Juana Elena Blanco in Calle San Salvador dinamiche di matrice archipenkiana (il Nudo del 1926), sia, soprattutto, sui modelli di più accentuata sodezza plastica e monumentale derivati dall'opera di Aristide Maillol (Maternidad, 1926; El pueblo de Rosario a Juana Blanco, 1927). Il carattere durevole dell'ascendente esercitato da quest'ultimo sarà palese ancora dopo il rientro in Italia di Fontana, che nel 1928 prende casa e studio a Milano, in Via General Govone 27. Iscrittosi nuovamente a Brera, viene ammesso al IV anno di scultura e segue i corsi di Adolfo Wildt. L'inevitabile influenza del maestro, che ben traspare negli esiti di politezza decorativa delle prove connesse al suo discepolato braidense (El auriga, 1928) e nelle numerose realizzazioni cimiteriali per il Monumentale di Milano degli anni 1928-29 (cappella Mapelli, 1928; tomba Berardi, loculi Pasta e Locati, 1929), si mescola infatti alle permanenti reminiscenze del neoclassicismo densamente plastico di Maillol, tuttora implicite, ad esempio, nei rilievi per la tomba De Medici (1929-30) (...).



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