KANDINSKY
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"Questa debole luce é solo un anelito dell'anima, e l'anima non ha ancora l'ardire di vederla; essa é presa dal dubbio che tale luce sia solo un sogno, e il cerchio nero la realtà": così Wassilij Kandinsky prefigura il conflitto tra il buio e la luce, tra il mondo materiale e quello spirituale.
L'opera "Macchia Nera" del 1912, uno dei tanti capolavori esposti in mostra, ne rappresenta in certo qual modo la traduzione in pittura. Va sottolineato il tono gioioso, ludico e squillante che caratterizza l'opera, quasi a voler rappresentare la rivolta dell'anima rispetto al buio della materia e la sua interiore esigenza vitale. Lo slancio dinamico del dipinto allude ad un'energia interiore, che tende a svilupparsi nella completezza estetica della vita. Ne é una prova il clima sonoro, musicale in cui l’opera si sviluppa.
"Tutte le forme che io abbia mai utilizzato", scrive Kandinsky nel 1918, "mi sono sempre arrivate da 'sole' (...) Queste maturazioni interiori non si sottomettono all'osservazione: sono misteriose e dipendono da cause nascoste". Privilegiando l'area dei fenomeni vitali, Kandinsky esalta, infatti, la dimensione estetica dell'esperienza, fornendo ad essa un nuovo vocabolario espressivo.
Le emozioni dello spirito e le sollecitazioni dell'apparato psichico penetrano nello statuto dell'arte. Mai, prima di Kandinsky, gli artisti avevano valorizzato, in quanto opera compiuta, il principio dell'improvvisazione. Proprio "Improvvisazioni" sono i titoli di alcuni dei lavori più straordinari dell'artista presenti in mostra.
Affascinato dalla dodecafonia di Schonberg, Kandinsky ne trasse subito conforto per la realizzazione del proprio linguaggio. Il mondo si presenta a lui soprattutto come un fenomeno sonoro, musicale, e la musica non é tanto dovuta al dipanarsi armonioso e composto delle melodie, quanto alla loro libera esplosione.
Proprio il riferimento al suono e alla musica, come espressione profonda dell'anima, rappresentò uno dei principi fondamentali del lavoro degli artisti russi più in sintonia con il linguaggio di Kandinsky, basterà citare i casi di Vladimir Baranoff-Rossiné o Alexandra Exter, le cui opere sono rappresentate in mostra. D'altra parte, percezioni sensoriali, intuizioni ed associazioni del pensiero sono motivi dominanti dell'arte russa dei primi vent'anni del secolo; si pensi, ad esempio, alle opere di Pavel Filonov, per il quale nessuna forma irrigidita é in grado di tradurre sulla tela "l'eterno movimento" della vita.


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