MALEVICH
e dintorni




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Le forme possono combinarsi tra loro, sempre che esse siano concepite nella loro assoluta "purezza". E dunque non siano forme ma "essenze", idee della forma. Da queste combinazioni nascono le "formule" pittoriche malevichiane, le quali, anziché pragmatiche, sono "sacre", come gli alchimisti medievali ritenevano fossero le loro. Allo scopo Malevich pone in primo piano la sensibilità. L'uomo deve perseguire il massimo della sensibilità possibile, tendere all'assoluto: l'arte ne é il riflesso speculare e contrassegna il raggiungimento del traguardo.
Se il cerchio e il quadrato rappresentano le forme più sintetiche e più moderne a disposizione dell'uomo, da parte loro il nero, il rosso e il bianco raggiungono il massimo della tensione cromatica: i primi due relativamente alla forma stessa, il bianco secondo un più generale concetto di energia. Per Malevich il "Quadrato Nero" altro non era che un'icona, la sua icona, l'icona della nuova era: seguendo l'antica tradizione russa lo appendeva nell'angolo "bello" orientato a destra. E' difficile nella storia dell'arte imbattersi in un altro artista di uguale intensità mistica, capace di sottoporsi ad un uguale travaglio interiore al fine di far coincidere la coscienza di una tradizione millenaria con quella dell'attualità. Non é certo un mistero, ma nemmeno é molto risaputo, che "Testa di Contadino" (1928-32) - ma ciò vale per tutto il "ciclo contadino"- é dipinta alla maniera di un'icona, con particolare riferimento al "Cristo dall'Occhio Ardente".
Ma non si trascuri nemmeno l'iconografia delle stampe popolari russe. E così, se ancora ve ne fosse bisogno, si sfata l'assurda convinzione di un Malevich che dopo la proiezione in avanti delle "formule" suprematiste, rema improvvisamente all'indietro, verso una più facile figurazione. Malevich, in realtà rimane sempre se stesso, convinto che un percorso creativo moderno poteva svilupparsi in avanti solo attraverso una contemporanea regressione alle origini, laddove le radici suggerivano la magia dell'essere al di fuori del tempo e dello spazio.
Forse l'artista che più gli si avvicina nelle premesse suprematiste è Ivan Puni, pittore di una purezza e di una concisione straordinarie, ma non vanno dimenticati Sergei Senkin, Olga Rozanova e Ivan Kluhn.
Per tornare a Malevich, la notorietà raggiunta dalla sua pittura astratta, con tendenza alla bicromia e alla monocromia, hanno di fatto fino ad oggi occultato la straordinaria continuità e coerenza creativa dell'artista, ostacolando peraltro la comprensione del senso più profondo del suo Suprematismo. Negli ultimi anni della sua vita realizzò una serie di opere di valore assoluto, come quelle del "Secondo ciclo contadino", in cui fonde tutte le sue esperienze al fine di trovare nuove vie espressive allo spiritualismo che aveva alimentato la sua arte.


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