Vladimir Nemukhin, Ossa (1959) - olio su legno
Anatoly Zverev, Composizione (1959) - olio, gouache e matita su carta


Nella primavera del 1953 muore Stalin. Paradossalmente é proprio una sua serie di articoli apparsi sulla Pravda, a proposito di "marxismo e problemi di linguistica", ad anticipare le ipotesi di una trasformazione interpretativa del realismo socialista elaborato da Gorki in letteratura e divenuto un principio di idealizzazione della dittatura del proletariato in tutti i campi delle arti. Dopo il XX° Congresso del PCUS (1956), Krushev determinerà, infatti, una sia pur relativa apertura dialettica che permettesse posizioni critiche all'interno di una società perfettamente e deliberatamente idealizzata: una critica che, in effetti, fu limitata al tema del "culto della personalità" e che contribuì ad identificare il monopolio decisionale delle riforme con la centralità burocratica istituzionale.
Fu questo, a ben vedere, l'indirizzo del cosiddetto "disgelo" nella sua più concreta forma storica. Nonostante ciò, gli eventi politici internazionali e la pluralità di percorsi verso il comunismo permetteranno una relativa ossigenazione alla società e alla cultura russe. In questo clima saranno perfino organizzate, a Mosca e a Leningrado, alcune importanti mostre dedicate all'arte contemporanea "non allineata": dalla retrospettiva di Pablo Picasso nel '56, alla mostra dell'arte astratta polacca nel '58 e dell'arte francese nel '61; ma gli eventi più imprevisti e sconvolgenti saranno il VI° Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti nel '57 e la mostra d'arte americana nel '58. Queste manifestazioni sottolineano l'assoluta astoricità dell'arte ufficiale russa e l'isolamento nei riguardi delle problematiche contemporanee. Il linguaggio di Pollock o di de Kooning diventa un punto di riferimento liberatorio e potenzialmente esplosivo.
Tuttavia, la rigidità del sistema sovietico non può certo permettere l'allargamento delle crepe dialettiche ed innovative, cosicché gli esordi radicali di alcuni giovani artisti non trovano ascolto negli apparati burocratici permeati di conformismo ideologico. Sul piano artistico si nota, in ogni caso, un fiorire di stimoli difficilmente sintetizzabile. E' tuttavia possibile individuare due itinerari di rinnovamento espressivo rispetto ai modelli degli anni Trenta e Quaranta. Da un lato vi è un gruppo di giovani che scelgono una posizione moderatamente innovatrice, che rimane però interna al sistema e, tutto sommato, all'ideologia del realismo socialista: sono i protagonisti del cosiddetto "stile severo" che utilizza i medesimi stilemi del realismo socialista per raffigurare una realtà di matrice quotidiana, ben distante dalla retorica dell'arte ufficiale. E' una tendenza, questa, di compromesso, che però avrà la sua importanza nella trasformazione del quadro artistico sovietico. La posizione più radicale sottolinea invece l'assoluta autonomia dell'arte, che trova giustificazione solo in se stessa. Al centro della scena si pone l'artista, con le sue ragioni e la sua ricerca individuale e libera. Una tale concezione non può convivere in alcun modo col realismo socialista, che rappresenta un esempio estremo d'estetica dei valori.
E' tipico di questi artisti esprimersi attraverso una profonda emozionalità, che manifesta nei suoi processi il desiderio di affermare l'individualità negata. Attraverso il loro percorso di riappropriazione degli elementi d'espressione artistica, essi tentano di ricostruire e riaffermare il significato ineluttabile della persona e del valore della libertà creativa, ad essa intimamente connesso. E' proprio nella sincerità di questo percorso conoscitivo che rintracciamo il loro valore.
A tale proposito si osservino gli esordi astratti della Masterkova, della Potapova o l'irruenza di Zverev oppure la sensualità non proprio innocente di Kropivnitsky, padre "totemico" del primo circolo nonconformista nato nelle baracche dei sobborghi moscoviti di Lianozovo, oppure l'espressionismo critico di Rabin, Bachurin ed altri.
Tutte queste esperienze trasmettono una forte testimonianza di fede nei valori originari di un'arte, intesa secondo caratteri di vera e propria trascendenza rispetto a qualsivoglia sottomissione alla realtà quotidiana. Nell'opera di questi autori si rinnova con sincerità assoluta la fede nell'autonomia e purezza dell'arte in sé e per sé.




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