IL NUOVO CLASSICISMO
di Edward Lucie-Smith

Ancor prima degli eventi dell'11 settembre 2001 era ormai evidente che l'arte contemporanea stava entrando in un periodo di crisi profonda. I progetti dell'avanguardia che si affermarono nel secondo dopoguerra furono, in un certo senso, palesemente trionfanti. Erano riusciti a trasformare una forma espressiva antagonista ed emarginata in un fenomeno in grado di occupare tutti i punti nevralgici della cultura ufficiale[...]. Nello stesso periodo le arti entrarono in una fase che è stata definita "post-mediale", in cui tutte le forme di rappresentazione visiva venivano considerate alla stessa stregua. La pittura ne soffrì particolarmente - molti critici di riguardo dichiararono "la pittura è morta" - perché era stata superata da forme tecnologiche più adatte e innovative: il video, soprattutto. Qualche esponente della comunità artistica internazionale potrebbe ravvisare nella mostra un tono volutamente polemico, proprio per come si presenta. Ci sono soltanto due installazioni, entrambe di modeste dimensioni. I video sono completamente assenti: ciò in netto contrasto con gli allestimenti visti in tutte le più prestigiose rassegne d'arte contemporanea degli ultimi anni. Il motivo principale di queste omissioni sta nel fatto che i video e le installazioni alla fine non sembravano illustrare la mia tesi. C'è da aggiungere inoltre che la tipologia di arte qui presentata richiede una mente più assorta e una visione più contemplativa di quanto non permetta il video.
E c'era anche un altro problema. L'avanguardia, durante tutta la sua storia, aveva raggiunto il successo facendo uso della tattica dello shock e ora, entrata inaspettatamente nel "sistema dell'arte", i suoi esponenti si mostravano restii a rinunciare a quest'arma [...]. Non c'è da sorprendersi quindi dei tentativi, da parte di artisti di quasi tutto il mondo, di tirarsi indietro dal baratro e di creare un'arte che avesse con il pubblico un rapporto diverso e più articolato, riabbracciando almeno alcuni dei valori abbandonati dal modernismo. L'ombrello sotto cui trova riparo la maggior parte di questi progetti si sintetizza nell'espressione "nuovo classicismo", anche se, come si capisce subito dalle opere qui presentate, il classicismo è un'idea che permette tante interpretazioni diverse.
Nella storia dell'arte, comunque, i tentativi di resuscitare il classicismo si sprecano. Infatti, sono stati una caratteristica ricorrente dell'arte del Novecento, a partire dagli anni venti.[...] infine, un classicismo riveduto adottò, negli ultimi decenni del secolo, una quantità sorprendente di vesti in apparenza contradditorie. Agli occhi di storici dell'architettura come Charles Jencks, la ripresa di forme e ornamenti classici significava il rifiuto dello stile moderno internazionale nell'architettura, fino ad allora trionfante e sostenuto dai vari Le Corbusier e Mies van der Rohe [...].
Per esempio, in Italia l'uso delle forme e dei riferimenti classici si collegò all'arte concettuale e all'arte povera che dominarono gli anni settanta. Carlo Maria Mariani, uno dei più celebri artisti a fare uso delle forme neoclassiche, insiste che l'intero suo percorso artistico rimane radicato nelle idee elaborate dall'arte concettuale [...]. Nella loro terra nativa, la Russia, e più tardi come immigrati residenti negli Stati Uniti, i dissidenti Komar e Melamid lavorarono insieme utilizzando le forme classiche per creare delle parodie dell'arte sovietica, soprattutto stalinista, ma con tanta maestria da far sembrare il risultato una celebrazione di ciò che invece doveva essere il bersaglio della loro satira.
In Cina, la pittura dell'epoca della Rivoluzione Culturale fece largo uso degli elementi stilistici dell'arte del realismo socialista sovietico, che a sua volta si rifaceva spesso ad aspetti del grande artista neoclassico francese Jacques-Louis David[...]. Quando si concluse le Rivoluzione Culturale con la morte di Mao Tse-Tung nel 1976, gli artisti cinesi non scartarono ciò che avevano imparato durante quel periodo. Riutilizzarono quelle stesse forme classiche per criticare le follie del passato[...]. mentre il classicismo rimane un pilastro fondamentale della tradizione occidentale, trasposto in un contesto orientale diventa un elemento esotico. Nella Cina moderna il classico si trova spesso in contesti che gli occidentali considerano bizzarri. Un nuovo supermercato nel centro di Shanghai vanta una tettoia a mensola ornata da copie delle sculture Il Giorno e La Notte di Michelangelo, progettate per la Cappella Medicea a fianco della chiesa di San Lorenzo a Firenze.
Queste indicazioni danno qualche idea di quanto sia diventato complesso il concetto di classicismo[...]. Alcune delle indagini recenti più approfondite sull'idea di classicismo nell'arte si sono svolte nella Russia post-sovietica, particolarmente a San Pietroburgo. Con il ritorno al nome tradizionale della città, gli artisti che ci abitano si sentono sempre più affascinati dal fatto che vivono in uno dei grandi centri del classicismo, un atteggiamento rafforzato dal patrimonio architettonico che li circonda. In parte questo rappresenta una resistenza all'americanizzazione ma anche, paradossalmente, una certa nostalgia per aspetti del passato sovietico. Timur Novikov, artista e critico a capo della Novia Akademia di San Pietroburgo, fa notare che "un'economia in rovina non può fornire il sostegno finanziario per 'l'alta cultura' [perché la cultura russa è sempre fiorita quando lo stato era ricco]". La Novia Akademia rappresenta il tentativo paradossale di ribaltare questa verità evidente, e l'arte che promuove è necessariamente radicale, oltre che nostalgica. Questa non è la prima volta in cui alcuni artisti hanno tentato di provocare una rivoluzione estetica attraverso un ritorno esplicito al passato [...]. La mostra ospita diversi artisti dell'ambito di Novia Akademia: Oleg Maslov e Viktor Kuznetsov, che lavorano insieme come unica entità artistica, Olga Tobreluts e Genie Chef.
Il duo artistico Oleg Maslov e Viktor Kuznetsov attinge elementi dal classicismo russo del terzo decennio dell'Ottocento - cioè da artisti come Karl Bryullov, celebre per il suo immenso Ultimi giorni di Pompei [1828], e Fyodor Bruni, la cui Morte di Camilla, sorella di Orazio [1824] rappresenta anch'esso un punto di riferimento per l'arte russa. L'interesse è poi rivolto anche a fonti più recenti, come le fotografie del barone Wilhelm von Gloeden, che di recente hanno suscitato grande interesse in Russia, quasi cent'anni dopo essere state scattate. La teoria critica post-moderna approva il riciclaggio di forme già familiari. Così, Maslov e Kuznetsov fanno uso del concetto di appropriazione, anche se con uno spirito piuttosto diverso dagli americani come Sherrie Levine che, per esempio, si è "appropriata" delle opere di celebri maestri della fotografia come Edward Weston [...] Maslov e Kuznetsov hanno un atteggiamento meno rigoroso rispetto alle loro fonti. A loro interessa soprattutto l'idea di recupero e cercano di ristabilire il legame tra l'arte contemporanea e l'intera storia complessa della cultura occidentale prima dell'avvento del movimento moderno.[...] Genie Chef, un altro artista russo, unisce la fotografia digitale alla pittura. Le sue opere ci ricordano che non possiamo abolire le invenzioni tecnologiche, solo perché alcuni dei loro aspetti ci offendono. La tecnologia è neutra e prende il proprio colore dalla fantasia creativa della persona che la utilizza. [...] Le opere di Olga Tobreluts, il terzo esponente del gruppo Novia Akademia e forse quello meglio conosciuto in ambito internazionale, sono puramente digitali, elaborate al computer. Deve la sua celebrità alle sue sovversioni dei capolavori del passato - non solo le sculture greche e romane, ma anche i dipinti del Perugino e del Carpaccio. [...]. Ma la Tobreluts non compie queste trasformazioni con leggerezza. Seguendo le teorie estetiche enunciate da Timur Novikov, l'artista russa intende sottolineare come il bello, espulso dal mondo dell'arte "alta", abbia trovato rifugio nello spettacolo popolare e anche nella pubblicità per i beni di lusso. [...] Gli espositori russi si trovano dinanzi ad altri artisti di diversi paesi con cui confrontarsi: dalla stessa Italia, a Stati Uniti, Gran Bretagna, Cina, Israele, Svezia, Croazia, Argentina e Messico. In ciascun caso sembra che la decisione di adottare forme classiche sia scaturita da una confluenza di alcune motivazioni di tipo universale e da altre circostanze prettamente locali. Per esempio, in Italia non è possibile parlare della rinascita del classicismo senza evocare fenomeni strettamente collegati alla storia delle arti visive italiane del primo Novecento. Molti visitatori avranno in mente le opere degli artisti del gruppo Novecento, e forse, in particolare, quelle dell'ultima stagione della prodigiosa carriera di Giorgio de Chirico [..]. Dalla pubblicazione del libro fondamentale di Jencks, le opere tarde di de Chirico, a lungo considerate di scarso valore artistico dagli impegnati sostenitori del movimento moderno, sono state riammesse nel pantheon. Ora viene spesso considerato un "post-moderno" ante litteram. Una tale definizione può essere di qualche aiuto, ma bisogna spingersi oltre. Dal primo periodo metafisico in poi l'opera di de Chirico denuncia un talento unico per la fantasia. Anche quando il suo desiderio di porsi come erede diretto di Raffaello, o degli affrescatori di Pompei, o dei maestri romani del barocco [l'incoerenza stilistica, per lui, era un modo di rimanere fedele a se stesso] appare deciso, questi atteggiamenti volutamente anacronistici restano collegati da un senso poetico dell'ironia unico e immediatamente riconoscibile.
Le tracce di tale ironia sono riscontrabili anche nelle opere degli artisti italiani in mostra, in particolare forse in quelle di Ubaldo Bartolini. I paesaggi di Bartolini fanno riferimento al momento della nascita della rappresentazione del paesaggio come genere indipendente. Nei dipinti di Bartolini si ritrovano sia aspetti della fantasia dei manieristi del Cinquecento, quali Niccolò dell'Abbate, sia riferimenti alle opere degli artisti dell'Europa settentrionale che lavoravano in Italia nel Seicento, tra cui Adam Elsheimer e Paul Brill. [...] Per esempio, Bartolini si è dedicato di recente anche a stupendi mobili dipinti: ecco un artista che sovverte incessantemente le proprie fonti, ricordando allo spettatore che i paesaggi onirici da lui creati vanno sempre interpretati come prodotti di una sensibilità moderna.
Anche se di stile assai diverso, l'opera di Alberto Abate condivide alcune delle stesse qualità fondamentali. Anche Abate fa spesso riferimento alle leggende classiche, ma il suo rapporto con esse viene filtrato attraverso l'interesse per il simbolismo del tardo Ottocento. Uno dei suoi maestri è senz'altro Gustave Moreau, mentre da un altro lato si avvertono influenze da parte dei pre-raffaelliti, particolarmente Dante Gabriel Rossetti,[...] le sue opere non hanno come riferimento soltanto la mitologia classica - essa stessa trasmutazione di miti primordiali - ma anche il movimento simbolista degli ultimi due decenni dell'Ottocento. L'opera di Abate, con la sua fitta stratigrafia di riferimenti culturali, è inconfondibilmente post-moderna, fa uso del classicismo in modo consapevole e profondamente ironico.
La mostra è stata allestita in modo da dimostrare come l'impulso classico si sia adattato alle esigenze di una situazione prettamente contemporanea. Nessuno potrebbe per esempio confondere le sculture di Paolo Borghi con opere di un altro periodo: le sue figure sono articolate in una maniera tipica dei giorni nostri. Quando guardiamo le donne moderne - le loro posture, come camminano, gli atteggiamenti che assumono in modo del tutto inconsapevole - ci rendiamo conto di quanto in realtà sia mutabile il corpo umano, di quanto reagisca non solo alle circostanze fisiche, ma anche alle questioni sociali di un momento particolare della storia. Le allusioni al classicismo nelle opere di Borghi servono quindi per costruire qualcosa di pertinente al suo tempo.
Lo stesso si potrebbe dire anche delle opere di Antonio Violetta, con la differenza che laddove Borghi fa riferimento direttamente all'arte classica, Violetta preferisce filtrare ciò che ha da dire attraverso la sua conoscenza della scultura italiana rinascimentale e della scultura ritrattistica in particolare. Il materiale da lui prediletto, la ceramica, ha alle spalle una tradizione lunga quanto quella della scultura in pietra o in metallo [....]
Anche gli artisti di lingua spagnola tendono a guardare il passato con occhi educati allo studio della storia. Ricardo Cinalli, argentino di nascita, fa la spola tra Londra e l'America Latina. Nell'arte argentina esiste una tradizione classica naturale: durante i primi decenni del Novecento ci furono, per esempio, dei forti legami tra i pittori argentini e gli artisti italiani di cui Cinalli è un erede. Ciò nonostante, anche nelle sue opere si ravvisano evidenti aspetti che appartengono essenzialmente al momento attuale, una irrequietezza che è l'espressione delle ansie contemporanee. Cinalli è un pittore che sa lavorare su grandissima scala e mi rincresce moltissimo il fatto che una mostra di questo genere non possa ospitare uno degli immensi murales progettati per Punta del Este in Uruguay che fanno pensare a un Pontormo latino-americano. Un altro artista latino-americano che punta sul classicismo, Roberto Márquez, ha una formazione meno scontata dal momento che la tradizione messicana predilige il populismo di Orozco e Diego Rivera. Da loro Márquez ha ereditato la capacità di affrontare le complesse composizioni narrative, ma i suoi interessi lo portano in un'altra direzione. Le sue opere sono autobiografiche, e quindi soggettive, ma sono ambientate in un mondo di grandezza classica, dove i precisi rapporti formali accentuano le emozioni soggettive.[...]
Il senso di oscillazione tra il passato classico e il presente sono altresì riscontrabili nelle opere di Mersad Berber, un artista nato in Bosnia e ora residente in Croazia. Berber ha una formidabile padronanza tecnica, degna di uno dei massimi pittori italiani di affreschi. I suoi dipinti commuovono perché riescono insieme a celebrare e anche a decostruire il passato. Le loro superfici sono volutamente imperfette e le narrazioni misteriosamente frammentarie. Infatti, andrebbero considerate come minuziose finzioni che creano un'arte passata che in realtà non è mai esistita. [...] L'artista svedese Per Wizèn decostruisce l'arte del passato in modo ancora più diretto. Le sue opere sono collage di elementi presi in prestito da celebri dipinti del passato, le opere del Caravaggio, Masaccio, Piero della Francesca e Paolo Uccello. Le nuove composizioni create da Wizèn sono vere e proprie indagini degli impulsi nascosti che l'artista individua nelle opere originali[...].
Un'arte sana può sempre permettersi un senso d'ironia. Lo scultore cinese Sui Jianguo fa parte di una straordinaria nuova generazione di artisti in Cina. L'improvvisa impennata di creatività ora ravvisabile in quel paese è un indice della trasformazione che ha subito la Cina nel quarto di secolo dalla fine della Rivoluzione Culturale. Come ho già avuto occasione di puntualizzare, il classicismo nel modo in cui viene inteso in occidente assume connotati esotici nel contesto storico cinese. [...] L'intenzione di Sui Jianguo è di sollevare dubbi sulla venerazione occidentale del corpo umano perfetto, proponendo alcuni dei capolavori della scultura greco-romana, come il discobolo di Mirone, vestiti in abiti di stile occidentale, nella serie dal titolo azzeccato Pieghe nei vestiti.
Altri due artisti cinesi, Liu Dahong e He Duoling, ci aiutano a comprendere meglio l'attuale rapporto che la Cina ha con le forme classiche occidentali. La serie di Duoling intitolata Finestra sul cortile [Rear Window] rappresenta un'intelligente combinazione di modi cinesi e occidentali di intendere la pittura. Il punto di partenza sono le opere erotiche tradizionali cinesi, He Duoling fa riferimento a questa tradizione per sfidare il residuo puritanesimo rimasto in Cina dalla Rivoluzione Culturale. [...] I personaggi fondono aspetti caratteristici cinesi e occidentali, come per esempio quelli ispirati alle Sibille dipinte da Michelangelo nella Cappella Sistina.
L'opera unica di Liu Dahong è assai ambiziosa, niente di meno che una parafrasi della celebre pala d'altare di Ghent dei fratelli Van Eyck. Il soggetto sottinteso è la Rivoluzione Culturale cinese e lo scopo è di illustrare l'affinità tra l'iconografia della chiesa cristiana e quella del comunismo. [...] Tutti e tre gli artisti cinesi qui esposti fanno uso di una tecnica ben nota nella storia dell'arte cinese, ovvero riutilizzano i capolavori del passato come casse di risonanza per concetti odierni. Ciò che sorprende è che gli esempi scelti non provengono oggi dalla cultura cinese, ma dalla storia dell'arte europea.
L'inserimento di opere cinesi in questa rassegna ad alcuni può sembrare sorprendente. A maggior ragione probabilmente lo sarà la presenza di tre artisti israeliani. L'arte israeliana è stata finora vista, generalmente, come qualcosa che è rimasto all'ombra dell'espressionismo europeo anteriore alla seconda guerra mondiale. Uno degli artisti, Michael Rapoport, un immigrato in Israele dal Kazakistan, è relativamente anziano. La sua opera illustra le solide fondamenta tecniche che il sistema sovietico, nonostante la sua innata indole repressiva, offrì agli artisti che frequentavano le scuole d'arte russe dagli inizi del 1930 in poi, quando il realismo socialista era l'ortodossia artistica rigidamente perseguita. Quello che affascina nella sua opera è il modo in cui il realismo programmatico dello stile sovietico ortodosso viene sovvertito, frammentato e trasformato in un mezzo per personali meditazioni oniriche. [...] Michal Chelbin e Elie Gur-Arieh appartengono a generazioni molto più giovani e sono interamente israeliani nella loro formazione artistica. Gur-Arieh è uno dei più strani e più dotati giovani scultori che conosco. La sua enorme installazione, finora la sua opera più ambiziosa, è stata scelta per l'esposizione in base agli stretti parallelismi che offre con alcuni esempi di arte barocca, come le fontane disegnate da Gian Lorenzo Bernini.[...]. Chelbin è una fotografa che crea delle composizioni che, al pari dei suoi due compatrioti, possiedono un forte elemento onirico. Gli esempi in mostra più vicini alla sua opera sono le immagini digitali create da Paul Hodgson, un giovane artista inglese. Tuttavia ci sono delle ovvie differenze: Chelbin è più romantica, Hodgson ha un approccio più analitico.[...] Ci sono alcune ragioni per includere due fotografi in quella che è principalmente un'esposizione di pittura e scultura. Una è costituita dal grado di adesione alla teoria di Timur Novikov, secondo la quale la fotografia è diventata il rifugio del bello, nel senso che i fotografi sono meno riluttanti a creare immagini che idealizzano le apparenze di quanto non lo siano gli artisti che realizzano immagini con altri mezzi. Ovviamente il paradosso è che la fotografia può fare questo poichè il suo legame con il realismo e il realistico è fermamente radicato nella nostra coscienza.[...]
È sempre più chiaro ormai che le immagini digitali stanno acquisendo un posto incredibilmente importante nelle arti d'avanguardia. In parte questo è dovuto alle recenti innovazioni tecniche: la grande disponibilità di macchine in grado di produrre immagini di dimensioni molto grandi e il fatto che l'inchiostro e le carte usati da queste macchine siano ormai di qualità eccellente e spesso più resistenti all'esposizione alla luce delle comuni fotografie[...] Altri cinque artisti dalla Gran Bretagna, come pure cinque dagli Stati Uniti, trovano posto in "Artists of the Ideal". Una è la scultrice inglese Rebecca Stevenson, che appartiene alla stessa generazione di Paul Hodgson e, come lui, è una neo-laureata al Royal College of Art di Londra. Negli anni novanta, l'arte britannica ha goduto di un maggior prestigio internazionale rispetto al passato. Questa fama era dovuta ai cosiddetti YBAs [Younger British Artists, "Giovani Artisti Britannici"], con a capo Damien Hirst. Sarebbe difficile pensare a qualcosa di più profondamente anti-idealizzante e anti-classico della produzione di questo gruppo, che tendeva a enfatizzare il grottesco, l'abietto e lo scioccante. Tuttavia, la loro opera ha radici in alcuni aspetti della cultura britannica che in realtà sono piuttosto tradizionali. Una di queste radici era l'ossessione per la morte, elemento di spicco nell'opera dei maggiori scrittori inglesi, tra i quali Shakespeare, John Donne, Tennyson, e certamente non ignota all'arte di Francis Bacon, che molti considerano il maggior pittore inglese del Ventesimo secolo. L'opera più impegnata di Hirst riguarda quasi sempre questo tema. Sebbene Stevenson abbia una sensibiltà molto differente dai principali artisti degli anni novanta, cioè la generazione che la precede, l'interesse per la morte e la mortalità si manifesta proprio nelle sue emozionanti sculture in cera, forse le più seducenti opere realizzate in questo materiale dai tempi di Medardo Rosso. L'ispirazione per queste opere dipende in parte dai modelli in cera per l'analisi medica e artistica, realizzati da diversi scultori tra il sedicesimo e il diciottesimo secolo.[...]
Un'altra giovane artista, Anna Keen, assai diversa da Rebecca Stevenson, si concentra soprattutto su paesaggi e immagini urbane.[...] I suoi riferimenti vanno ai grandi vedutisti italiani del Settecento, in particolare Canaletto e Bellotto. Keen si è resa pienamente consapevole dell'atteggiamento prosaico di questi maestri: le vedute che oggi ci sembrano romantiche, per loro erano una questione di comune e quotidiana esperienza visiva. Perciò Keen guarda spesso agli aspetti meno pittoreschi delle scene che dipinge: un soggetto veneziano è stato l'enorme parcheggio a più piani di piazzale Roma, un altro è l'incombente Mulino Stucky, il grande mulino neo-gotico costruito nel 1895 all'estremità della Giudecca. [...] Una caratteristica del mondo dell'arte britannica è l'essere stato sempre refrattario ai movimenti artistici dominanti e dittatoriali. Nulla di simile al gruppo surrealista di André Breton è mai esistito in Inghilterra. C'è sempre stato spazio per artisti senza affiliazione che sceglievano di seguire percorsi completamente indipendenti. Questo è vero per altri tre artisti inglesi che sono stati scelti per questa mostra. Una, Sara Rossberg, in realtà è tedesca di nascita, ma ha scelto di lavorare a Londra. Harry Holland viene dalla Scozia ma è da molto residente nel Galles. Michael Leonard è di origine irlandese, nato in India, e anche lui lavora a Londra. Quello che li unisce è il fascino per il nudo. Ovviamente, il nudo è alla base dell'ideale nell'arte classica, dell'arte che usa la natura, ma al tempo stesso la trascende. Tuttavia, i tre artisti usano i loro soggetti in modi molto diversi. Sara Rossberg li impiega come mezzo per dispiegare colori intensi: le superfici dipinte catturano la luce e fanno sì che le composizioni sembrino irradiare dall'interno. Harry Holland propone una serie di composizioni allegoriche, ciascuna delle quali è la rappresentazione di un'idea astratta. In ogni composizione una donna nuda è vista in rapporto a vari oggetti simbolici. Al contrario, Leonard si concentra su nudi maschili, anche se i nudi femminili non sono sconosciuti alla sua opera. A prima vista i suoi dipinti sembrano classici in senso più o meno convenzionale, finché non ci si accorge che i loro addobbi, e ancor più le pose che l'artista ha scelto, li rendono totalmente contemporanei.[...] I cinque artisti americani provengono da regioni assai diverse e questo spiega, almeno in parte, le differenze che si riscontrano nelle loro opere. Va anche detto che gli artisti americani che dipingono la figura con una visione idealistica, tendono a essere isolati dal mondo dell'arte contemporanea americana, ancor più di quanto non lo sia la loro controparte inglese. David Ligare è da tempo uno dei campioni del classicismo negli Stati Uniti. Vive e lavora in California, dove l'atmosfera arcadica del paesaggio ha segnato profondamente la sua opera. Allo stesso tempo si tratta di un artista intellettualmente raffinato, affascinato dai sistemi di misura e proporzione, come si riscontra nei suoi dipinti. Il suo riferimento storico va spesso a Poussin. Katherine Doyle si divide tra il New Hampshire e il Regno Unito e la sua opera possiede un po' del fascino gentile dei maestri americani dell'Ottocento[...].
Delmas Howe usa materiali assai diversi. Artista che vive e lavora in New Mexico, Howe è affascinato dalla dimensione eroica del vecchio West. Egualmente, è affascinato dall'organizzazione classica che si ritrova nei dipinti maestri come Jacques-Louis David. Il risultato sono dipinti come Il ritorno di Ulisse, che narra nei termini del Western cinematografico un famoso episodio dell'Odissea di Omero, ma sistema le figure con precisione geometrica. Rivera, come J.L. David, preferisce le composizioni complesse, molto simili a fregi, con le figure portate vicino al piano della pittura. Queste composizioni, in ultima analisi, sono derivate da esempi tipicamente greci, come i fregi del Partenone. Le figure dei contadini di Rivera sono classiche anche in un altro senso - ciò che ci presentano è una differente visione dell'Arcadia, molto diversa da quella che possiamo trovare nel lavoro di David Ligare.
Come Delmas Howe, George Dureau è un artista con profonde radici regionali, particolarmente legato alla città di New Orleans, dove vive dalla nascita[...] Quello che Dureau cerca di infondere nella sua opera è il "classicismo decadente" che caratterizza il suo luogo di nascita, un classicismo che dà spazio, proprio come faceva l'arte ellenistica, a figure grottesche di tutti i tipi. L'elemento di mediazione è la fotografia. Dureau è un maestro nell'arte di fotografare e utilizza le proprie foto con grande abilità come riferimenti per il suo classicismo, spesso inserendo nella sua opera autoritratti, o pseudo-autoritratti.
Come Dureau, anche Vincent Arcilesi, un pittore di origine italiana che vive a New York, inserisce spesso nelle sue opere autoritratti, o pseudo-autoritratti. Arcilesi vive in una sorta di sogno del classicismo ben evidente nella sua pittura. Egli cerca di immaginarsi nelle situazioni in cui i grandi maestri del passato si sarebbero riconosciuti, pur rappresentandole alla sua maniera. [...]
Nell'opera di Arcilesi, come ovunque in questa esposizione, si percepisce l'apprezzamento per quanto l'avanguardia del tardo Novecento tendeva a schernire, la deliberata ricerca del bello.
Naturalmente, sarebbe comodo poter affermare che le opere d'arte di questa esposizione rappresentano uno sforzo mirato a mutare la direzione in cui marciano le arti visive di oggi. Comodo, ma anche inesatto. Le opere, invece, sono la punta di un iceberg, pochi esempi scelti di una tendenza che sta per diventare mondiale. Anziché porre l'accento sugli orrori della vita nella città moderna - in riferimento a cui alcuni statunitensi hanno coniato il termine "Abject Art" [arte abietta], che comprende anche le forme più squallide di esibizionismo autobiografico di vari artisti d'avanguardia - diversi artisti innovativi hanno preferito mettere in atto un tentativo di proporre un mondo alternativo e superiore a quello in cui siamo invece costretti a vivere. L'intento di questa esposizione è offrire al pubblico una chiave di lettura per comprendere almeno una parte di questo universo alternativo.



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