|
|
Spesso ho ritenuto opportuno sottolineare che l'epoca
contemporanea non è riconducibile nei parametri di un modello culturale dominante, in grado di sintetizzare in modo
unilaterale il senso del tempo che stiamo vivendo. Certo, i predomini non mancano, ma ad un'analisi non superficiale essi
si dimostrano incapaci di rappresentare la complessità del nostro presente.
La mostra "Artist of the Ideal", brillantemente curata da Edgard Lucie Smith, uno dei più illustri teorici contemporanei,
ribadisce quanto sopra dicevo. Se la pittura nelle sue vesti tradizionali poteva sembrare del tutto obsoleta, ecco invece
una vasta area di ricerca culturale, dalla Russia alla Cina, dall'Europa agli USA, dotata di una sua non recentissima
tradizione e capace di rafforzarsi secondo itinerari diversi e contrapposti da quelli cari all'evasione dal quadro o allo
sgretolamento definitivo della forma.
Qui predominano invece i parametri della classicità, variamente interpretata, e l'arte cosiddetta "figurativa" si
riconferma invece una sua inesausta e sorprendente vitalità.
La mostra, cui ha prestato la sua alta professionalità Livio Radin, ha peraltro il pregio della chiarezza e della
dialettica. Essa si oppone a quella generica rivendicazione di leggibilità dell'arte e di persistenza della tradizione
destinata a franare nell'indeterminatezza e nella facile demagogia, ma propone opzioni forti e profondamente motivate,
con le quali si deve e si dovrà in ogni caso fare i conti. |