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Roberto Barni

Roberto Barni nasce a Pistoia nel 1939. Vive e lavora a Firenze.
Dedicandosi sia alla pittura che alla scultura, Barni ha creato negli anni un mondo ove uomini, natura ed animali convivono secondo modalità d'incontro e confronto declinate in moduli poetici che oscillano fra sottile malinconia e aggraziato leggerissimo humor.
L'uomo occupa il centro della ricerca artistica di Barni, un uomo universale, figlio di Metafisica e Surrealismo, discreto e poco appariscente, un uomo che cammina verso una meta ignota, un viandante (Mezzanottemezzogiorno, 2002), che inevitabilmente finisce con l'identificarsi nell'anonimo pedone delle nostre città.
Sono uomini bianchi, uomini rossi, ritagliati nel legno e applicati sulle superfici dipinte (Folla gialla; Incontri, Divergenze, 2001 - 2002) o realizzati con il cartonage di carta da giornale su tela; si muovono in direzioni opposte, si attraggono, si respingono, si incontrano ai bordi di un oggetto, di un contenitore (una tinozza, un tavolo, una barca) entrano in una relazione solidale o conflittuale, si dispongono l'uno sopra l'altro a disegnare strutture geometriche piramidali, si fronteggiano alla ricerca di un equilibrio duraturo.
Nella sua produzione scultorea più recente esili figure maschili in bronzo, taciturni veggenti assorti in una loro sfuggente interiorità, disegnano azioni e giochi in un mondo in cui il vuoto e il nulla offrono le coordinate di un luogo di solitudine; ove la poesia di situazioni surreali acquista valenze simboliche leggibili in chiave alchemica ed iniziatica.
La condizione umana è presentata da Barni attraverso una sottile forma di distacco: quelle che l'artista rappresenta sono situazioni lievemente comiche, paradossali ed effimere, i cui protagonisti si cimentano in esercizi di equilibrismo su grandi scale incurvate a dondolo (Ironia e malinconia, 1999) o passeggiano sul bordo sottile di una enigmatica vasca (Ironia e malinconia), dove l'obiettivo dell'artista non sembra essere quello di suggerire delle risposte, ma piuttosto quello di sollevare degli interrogativi sull'atto stesso di quel girovagare che è poi il nostro esistere.

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