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Eros Bonamini

Eros Bonamini nasce a Verona nel 1942. Autodidatta, tiene la prima personale nel 1969 alla Libreria-Galleria d'Arte Dante di Verona. In occasione della mostra del '74 Le tabelle pittoriche di Eros Bonamini, alla Galleria dello Scudo di Verona, Giorgio Cortenova delinea quelli che sono i tratti peculiari, poi sempre riconfermati, della sua pittura: il concetto di tempo come tempo "effettivo del fare" che corrisponde al momento empirico della creazione dell'opera e il presentarsi dell'opera come "mappa", registrazione delle tracce che strumenti, materiali e interventi segnici di natura diversa hanno prodotto sulla tela. Un'arte analitica che si risolve in una serie di operazioni sulla pittura e nella pittura, prive di qualsiasi intenzione rappresentativa o evocativa (del mondo esterno o del sentimento dell'artista). All'inizio degli anni settanta Bonamini abbandona il pigmento ad olio, considerato troppo prezioso e 'letterario', e realizza la serie dei Cementi: stende sulla tela uno strato di intonaco grigio-chiaro e vi incide con un chiodo o con una mina una sequenza di linee graffite sempre uguali, che si diversificano in virtù della resistenza che la materia, con il trascorrere del tempo, oppone. Il cemento tende infatti ad asciugarsi e il solco-traccia iniziale si trasforma via via in un graffio leggero. Il tempo fisico modifica i segni del fare. L'artista si astiene, si limita a registrare il processo metamorfico, la 'performance' della materia. Queste opere tendono a dispiegare, loro malgrado, una valenza di piacevolezza estetica, a divenire 'belle materie' e allora l'artista - all'inizio degli anni settanta - si rivolge ad un mezzo più neutro e leggero: strisce di stoffa imbevute d' acqua ossigenata (decolorante), immerse a intervalli di tempo successivi in un bagno di inchiostro ed esposte le une accanto alle altre a delineare una mappa del processo creativo.
Nei primi anni ottanta Bonamini realizza una serie di pitture per assorbimento. Tra queste segnaliamo le impronte che l'artista traccia con un pennarello su tele, nastri di tela, carte, dove forma e tempo tendono a divenire un tutt'uno tautologico: la morfologia dell'icona - una linea, un numero, una parola - deriva per necessità dal tempo impiegato a realizzarla. L'artista dichiara questo tempo e lo fa, ad esempio, scrivendo con il pennarello sulla tela 'in 10 secondi' (e ci mette dieci secondi per depositare il suo segno); prosegue scrivendo di seguito 'in 20 secondi', 'in trenta secondi'... 'in trecento secondi', ecc.; il pennarello viene così premuto sulla superficie per un periodo via via più lungo generando segni sempre più spessi e sporchi. Intorno al 1983-84 Bonamini attinge ad una dimensione espressiva più articolata, complessa, 'barocca' dove segni, colori (primari, complementari, bianco e nero), scritture, gesti vengono accostati e sovrapposti in una sorta di repertorio "stratigrafico" di interventi. Le Cronotopografie (letteralmente 'scritture di tempo e spazio') di questi anni mostrano sequenze di motivi elementari - punti, linee, matasse di segni, greche, labirinti, spirali, scarabocchi, macchie - che riempiono un campo, saturandolo a texture.
Gli anni novanta (ancora Cronotopografie) registrano una decantazione di questa esuberanza segnica e cromatica. Troviamo ancora i puntinati, le spirali fatte di piccole taches, gli intrecci di linee, i grovigli a dripping, distribuiti su singole tele di grandezze tra loro proporzionali (proporzione che coinvolge anche i tempi di esecuzione), poi assemblate. La sovrapposizione di scritture diverse nel medesimo campo è però sempre più rara. Si evidenzia semmai una dialettica che nasce dall'incrocio di più singolarità e dalle loro relazioni, dove ogni tela, ogni campo (caratterizzato di volta in volta da segni gestuali o statici, da superfici piene o vuote, da colori accesi o piuttosto da non colori) eccita, spegne, equilibra quelli adiacenti.
Le opere più recenti esibiscono un'ulteriore rarefazione della sensualità degli elementi con il ricorso a segni minimali leggeri, ad orli combusti, al bianco (somma di rosso, giallo e blu), al grigio profondo e al nero (che tutti i colori contiene), all'uso di superfici specchianti, che coinvolgono nel processo di trasformazione che il tempo opera sulle cose anche la figura dello spettatore. Eros Bonamini vive e lavora a Verona.

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