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Paolo Borghi

Paolo Borghi nasce a Como nel 1942. Frequenta i corsi di pittura, scultura e architettura dell'Accademia di Brera e del Castello Sforzesco di Milano. Nella bottega del padre, orafo e cesellatore, acquisisce familiarità con la lavorazione dei metalli, soprattutto l'oro e l'argento.
A partire dalla fine degli anni cinquanta realizza le prime sculture in bronzo e affronta opere di dimensioni monumentali. Tra il 1958 e il 1970 esegue numerosi lavori su committenza come il Cristo Re, un pezzo in bronzo per la facciata della Cattedrale di Esmeralda in Ecuador (1965), il Monumento ai Caduti di Fino Mornasco (1967), i portali in bronzo della parrocchia di Rovellasca dedicati ai Santi Pietro e Paolo (1969-1970).
Negli anni seguenti si dedica allo studio e al disegno e realizza alcune sculture in legno presentate per la prima volta nel '72 alla Galleria Cadario di Milano da Mario De Micheli.
Tra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta crea un buon numero di opere in bronzo (Ulisse, 1982), un materiale che lo costringe a rispettare le tecniche e le fasi tradizionali che dal modello in cera conducono alla fusione vera e propria. Il lavoro di cesello sulla superficie dell'opera è relegato ad un momento successivo; questo non gli consente quell'approccio manuale e diretto con la materia che costituisce l' essenza più autentica del suo lavoro. L'incontro con il marmo gli fa riscoprire la gratificante immediatezza del gesto.
Negli anni Ottanta si compie l'identificazione dell'artista con il suo proprio mondo poetico, fatto di originali rivisitazioni dell'arte classica e di enigmatiche indagini sul mito. Nel 1986 la Bell Telephone Company di Atlanta gli commissiona un gruppo di cinque sculture monumentali in marmo installate in un primo momento di fronte al Crescent Building a Dallas, poi al Mola Center di Los Angeles; ancora per il Crescent realizza nell' 87 il gruppo marmoreo con Apollo e Dafne.
Nell'89 si dedica alle prime opere in terracotta: le loro forme armoniose e levigate parlano di una sensibilità antica e classica che si fonde però con accenti barocchi, liberty e simbolisti e si esprime attraverso tensioni, gonfiori, dinamismi. La sua scultura rimanda insieme a Canova e a Bernini e, in virtù della sua aura metafisica, a De Chirico e a Savinio. Le olimpiche forme della classicità, le Veneri, le Cariatidi, le Nike, gli Apollo e i Dioniso dai panneggi increspati e tortuosi si sorreggono, si proteggono, si accarezzano, si indicano reciprocamente la via, si saldano misteriosamente alla terra, alle rocce, ai reperti di villaggi, alle sorgenti d'acqua per mezzo di arditi incastri e sovrapposizioni, quasi corpi e paesaggi divenissero masse in virtù di una stessa archeologia.
Una fuga utopica della memoria verso le origine mitiche e verso l'enigma dell'uomo, un viaggio che approda a spiagge senza tempo.
Borghi realizza le sue opere senza schizzi o progetti affrontando direttamente la materia con le mani e, a partire dal 2001, dipingendo le terracotte con cromie vivaci, con una predilezione per il blu oltremare e il rosso fiammeggiante. Nel 1999 realizza il portale in bronzo per la nuova Basilica di San Francesco da Paola a Paola in Calabria e nel 2001 sei busti in bronzo dedicati agli urbanisti italiani del novecento per la sede del Ministero dei Lavori Pubblici a Roma.
Paolo Borghi vive e lavora a Malnate in provincia di Varese.

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