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Louise Bourgeois

Louise Bourgeois nasce a Parigi nel 1911. I genitori possiedono un laboratorio specializzato nel restauro degli arazzi. Louise collabora al ripristino delle vecchie trame consunte. Disegna e lavora al telaio, esercitando la sua creatività.
Nel 1932 si iscrive alla facoltà di matematica alla Sorbonne, ma nel '35 abbandona gli studi universitari per dedicarsi all'arte. Frequenta l'Académie des Beaux Arts, l' Ècole du Louvre, l'atelier di Fernand Léger.
Nel 1938 sposa lo storico dell'arte americano Robert Goldwater e con lui si trasferisce a New York, dove entra in contatto con l'avanguardia surrealista; conosce Andrè Breton, Marcel Duchamp, Joan Mirò, Yves Tanguy, Andrè Masson. In seguito esporrà con gli artisti dell'Espressionismo Astratto, senza però mai legarsi ad alcun movimento o gruppo artistico.
Esordisce come pittrice, ma passa alla scultura subito dopo la prima mostra personale del '45 alla Bertha Schaefer Gallery di New York. Le sculture della fine degli anni quaranta sono astratte e organiche, con accenti surrealisti, sottili totem in legno dipinto vagamente antropomorfi.
A partire dal 1960 comincia ad lavorare con il bronzo, la pietra, il lattice, l'acciaio, il vetro; le dimensioni delle sue opere crescono, mentre le tematiche si riducono ad un motivo dominante: l'infanzia dell'artista, carica di conflitti, solitudine, frustrazioni, "La mia infanzia non ha mai perduto la sua magia, il suo mistero, il suo dramma".
Le opere della Bourgeois mettono simbolicamente in scena il rapporto dell'artista con i suoi genitori e il ruolo giocato dalla sessualità all'interno della sua famiglia (una madre protettiva e un padre autoritario che tradiva la moglie con Sadie, la tutrice inglese di casa), attivando un meccanismo che la aiuti a comprendere e rifare la propria storia, esorcizzarndone i demoni (Distruction of the father, 1974).
Durante gli anni settanta l'uso sperimentale e provocatorio di materiali come la plastica e il lattice, la realizzazione di performances (A Banquet/ Fashion Show of Body Parts, 1978) e il ricorso a soggetti di natura esplicitamente sessuale (Femme Cocteau, 1969-70), fanno della Bourgeois una delle figure più carismatiche per le nuove generazioni di artisti americani e un modello per il movimento femminista. Nel 1982 grazie agli sforzi di Deborah Wye, una giovane studiosa interessata al suo lavoro e della critica Lucy Lyppard, il MoMa di New York le dedica una retrospettiva che la lancia alla ribalta della scena internazionale.
Louise Bourgeois ha settantuno anni. Comincia la sua consacrazione a mito.
Nel 1993 è chiamata a rappresentare gli Stati Uniti alla Biennale di Venezia, nel 1995 il Musée d'Art Modern de la Ville de Paris allestisce un'importante retrospettiva, nel 1999 le viene assegnato il Leone d'Oro alla Carriera alla Biennale di Venezia.
I temi della sua opera sono ancora le memorie dell'infanzia, motivi esistenziali quali la fragilità umana, l'esclusione, il tradimento, l'abbandono, il rifugio, l'amore, la nascita, la morte, il dolore, il sesso (crea immagini ancestrali del sesso maschile in forma di 'veneri falliche' e una serie di seni femminili, in lattice, bronzo e in pietra).
In un'installazione del 1998 alla Serpentine Gallery l'artista presenta un gigantesco ragno di ferro (simile a quello esposto nel 1999 nella Turbine Hall della Tate Modern a Londra) accovacciato su di una gabbia circolare metallica, all'interno della quale si trova una poltrona rivestita con ritagli di arazzo; dal soffitto scendono, appesi a catene, alcuni orologi da taschino, una boccetta di Shalimar, il profumo preferito dall'artista, frammenti di ossa.
E' la stessa Bourgeois a suggerire la lettura dell'opera: il ragno rappresenta la madre che pazientemente intesse i suoi arazzi, protegge i suoi bambini e si prepara a divorare il marito, un ragno più piccolo che sta fuggendo lungo le pareti della galleria. La gabbia (soggetto di un ciclo di opere, intitolate Cells, cominciato negli anni ottanta), simboleggia il passato, uno spazio nel quale possiamo guardare, ma non entrare. Gli orologi sono il tempo che scorre, lo Shalimar l'artista stessa; i frammenti di ossa significano la morte che si avvicina.
Louise Bourgeois vive e lavora a New York.

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