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Maurizio Cattelan

Maurizio Cattelan nasce a Padova nel 1960. Autodidatta, intraprende la via dell'arte verso la fine degli anni Ottanta. Vive e lavora tra Milano e New York.
Cattelan è un infaticabile 'perturbatore'. Attraverso le sue installazioni, sculture, azioni e performance, si prende gioco del mondo dell'arte e dei suoi paradossi, critica le dinamiche della produzione culturale, le politiche, le gerarchie sociali, gli interessi economici che dominano la vita contemporanea (senza tuttavia illudersi di poter sovvertire un sistema del quale anch'egli è parte). Nei suoi interventi si avverte sempre il gusto dello spettacolo, dell'umorismo, del grottesco. Alcuni esempi. Nel 1991 nel corso di Arte Fiera a Bologna realizza una performance intitolata Stand abusivo (premettiamo che l'artista aveva in precedenza creato una squadra di calcio - la A.C. Forniture Sud - con immigrati senegalesi). Sui due lati di un tavolo da calcetto, di dimensioni assolutamente abnormi, si fronteggiano due vere squadre di calcio, la prima composta da 11 uomini bianchi, la seconda - la A.C.- da 11 uomini di colore che indossano una maglietta con il logo RAUSS, lo slogan con cui i nazisti appellavano gli ebrei. Così il finto gioco del calcio finisce per mimare una reale condizione di guerra.
Nel 1992 in occasione della collettiva Una domenica a Rivara, Cattelan appende delle lenzuola annodate fuori dalle finestre del castello medioevale che ospita la rassegna e se ne serve per lasciare la galleria la sera precedente l'inaugurazione, a significare che il sistema dell'arte è una prigione da cui fuggire. Per 'Aperto 93' alla Biennale di Venezia vende il suo spazio espositivo a una casa produttrice di profumi che vi installa un manifesto pubblicitario e intitola il tutto Lavorare è un brutto mestiere, cioè l'arte come mercificazione, come business. Nel 1994 il gallerista parigino Emmanuel Perrotin, proprietario di 'Ma Galerie', viene convinto a indossare per tutta la durata della mostra un costume rosa da coniglio il cui corpo ha la forma di un pene. L'anno precedente era toccata ai galleristi napoletani Raucci & Santamaria, che avevano accettato di vestirsi da leoni, con abiti realizzati per l'occasione a Cinecittà. Con queste provocazioni Cattelan sottolinea la posizione di privilegio assoluto di cui gode l'artista nel sistema-arte. Il 1997 è l'anno del cavallo imbalsamato, appeso ad uno dei soffitti del Castello di Rivoli mediante un'imbracatura (Novecento); il 1998, quello della performance al MoMa di New York dove un'attore, nei panni di Pablo Picasso (indossa una maschera che riproduce il volto del pittore, un maglione a righe da marinaio, bermuda e sandali), dà il benvenuto ai visitatori, stringe loro le mani e li ringrazia per la visita. Una specie di show alla maniera di Walt Disney. Così l'artista smaschera la tendenza dei musei americani a trasformare l'arte in un discorso commerciale.
Il lavoro di Cattelan è allora soprattutto un'indagine sul rapporto tra l'artista e l'esterno - il pubblico, la società, il mondo - un rapporto che lontano dal risolversi in una positiva integrazione, viene sentito come problematico e separato.

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