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Loris Cecchini

Loris Cecchini nasce a Milano nel 1969. Vive e lavora a Milano.
Nelle prime sperimentazioni modella con le mani materiali industriali come la plastica, la resina, la gomma e la cellulosa; lavora altresì con la fotografia, utilizzando per la stampa supporti di dimensioni ridottissime e assolutamente inusuali come la carta dei chewingums.
La prima serie di fotografie elaborate digitalmente, Pause in background, è del 1996-1997. Esse descrivono improbabili scenari domestici, dove l' artista appare intrappolato tra i cavi elettrici di giganteschi elettrodomestici, inghiottito nello scarico di un lavandino o nelle misteriose cavità di un freezer.
La problematica degli oggetti e degli orizzonti della vita quotidiana ha un ruolo centrale nella poetica di Cecchini. Alcuni lavori fotografici degli anni Novanta ritraggono periferie urbane, rovine metropolitane (muri, strade, calcinacci, un camper, un motorino, una casa in demolizione). L'artista compone la scena utilizzando modellini giocattolo, come in un set cinematografico. Dopo averla fotografata, grazie alle tecniche digitali della fotocomposizione, vi sovrappone, in scala ridotta, personaggi colti per la strada in atteggiamenti quotidiani di riposo, attesa, meditazione (No Casting, 1997). Da questi paesaggi scaturisce una sensazione di illogicità, di cortocircuito, di surrealtà. E' come se l'immaginario della fiction e dei mass media si sovrapponesse alla realtà, creando un mondo sì verosimile, ma irrimediabilmente fasullo.
Sono opere pervase da una allarmante ironia circa il senso o meglio il non-sense della nostra realtà sospesa tra natura e artificio, tra verità e simulazione. Tema che ritorna in una serie di sculture-installazioni dal sapore pop: calchi in gomma uretanica di oggetti d'uso comune - computers, stereo, sedie, tavoli, lampade, cavi, prese multiple, porte, scale - (Stage Evidence, 2001). Un mondo molle, amorfo, collassato, che ha il colore grigio dei vecchi computers, e l'aspetto di un gioco sinistro, dove le cose ci appaiono come simulacri, relitti scampati ad una qualche catastrofe o calamità naturale.

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