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Aspassio Haronitaki

Aspassio Haronitaki nasce in Grecia nel 1972. Nel 1994 si diploma all' Ecole Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi. Vive e lavora a Parigi.
"Quando cominciai questo lavoro volevo presentare l'animalità che sta nelle persone. L'animalità che abita l'uomo è stata incessantemente nascosta, combattuta dall'evoluzione della civiltà [...]. Nelle mie fotografie cerco di rivelare questa parte contraffatta della nostra identità". Così l'artista greco a proposito dei suoi ultimi lavori, "gli umanoidi".
Haronitaki fotografa gli animali imbalsamati del Museo di Storia Naturale di Parigi da diversi punti di vista. Quindi sovrappone immagini digitalizzate di alcuni particolari del loro corpo (l'epidermide, ad esempio) a fotografie che riproducono soggetti umani (un autoritratto o un modello greco, una sorta di kouros) in pose da "divi" del nostro tempo, fotomodelli o campioni sportivi. Ingrandisce, infine, l'immagine e corregge le inevitabili imperfezioni risultanti dall' adattamento attraverso un procedimento che potremmo definire come "pittura digitale".
"La parola Zoe in greco significa vita e dalla stessa radice deriva la parola zoo che significa animale. Sono quasi la stessa cosa e questo vuol dire che la vita è in tutto ciò che è animato, anche nelle piante, nei fiori [...]. Volevo sottolineare come dentro di noi esista un'animalità che non è sempre così ovvia. Ormai siamo civilizzati, ma questo animalismo, essendo latente, ci rimane dentro. Volevo mostrare questo connubio che sta all'origine dell'uomo e per fare questo mi occorreva un corpo senza alcuna particolarità [...]; perciò ho preso un modello greco, una sorta di Kouros."
Nelle opere di Haronitaki l'ibridazione tra l' uomo e la bestia sembra talvolta tradursi in una dimensione "accattivante" e consolatoria che si esprime attraverso la morbidezza accogliente della pelliccia o del piumaggio e l'uso delle icone della bellezza contemporanea; dimensione che tuttavia non annulla quel cortocircuito perturbante che scatta nel momento in cui avvertiamo il pericolo oscuro della nostra contiguità con la bestia. Le immagini di queste strane creature risvegliano in noi sopite fantasie ferine, antichi incubi, l'inquietudine notturna di un agguato teso al procedere lineare della ragione.

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