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Debora Hirsch

Debora Hirsch nasce a San Paolo del Brasile nel 1967. Si laurea in Ingegneria Gestionale all'Università di San Paolo e consegue un master in 'Business Administrator' alla SDA Bocconi di Milano.
A New York è manager nel settore della comunicazione e lavora per la televisione ad "U.S.A Networks", la famosa cable-tv americana; continua questa esperienza in Brasile come direttore generale di "USA Networks" e, successivamente, in Europa, ad Amsterdam, come direttore per l'Europa di "Nethold".
Si accosta alla pittura da autodidatta e segue alcuni corsi di arti visive presso l' Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Negli ultimi anni si dedica alla produzione di video digitali.
L'artista si riallaccia alla cultura iperrealista e pop degli anni '60-'70. Il suo è un iperrealismo non citazionista, ma ricalcato sui tratti della contemporaneità, vicino alle esperienze di artiste 'stars' come Cindy Sherman, Barbara Kruger, Marina Abramovic, Jenny Holzer che mettono in discussione la seduzione delle immagini mediali, svelando le dinamiche di potere e le esigenze della commercializzazione globale nascoste dietro di esse.
Al centro dell'indagine della Hirsh sta il corpo femminile.
Le tele ad olio di media e grande dimensione, con la loro patina scintillante che richiama la pulizia della fotografia digitale, rappresentano volti di donne affascinanti e magnetiche, di una bellezza gelida, senza difetti, indagati con un'attenzione maniacale al dettaglio, ingranditi, colti in un radentissimo primo piano, che talvolta lascia fuori gli occhi, l'elemento più vitale ed emotivo del volto, per concentrarsi sull'epidermide dilatata, vellutata ed evanescente con effetti bombati e riflettenti. Le superfici dei volti, che riempiono l'intera superficie della tela, appaiono lisce, prive di impurità, come nelle pubblicità dei cosmetici.
Paradossalmente quanto più ci accostiamo al soggetto, quanto più zoomiamo su di esso, tanto più ci allontaniamo dalla realtà, innescando un meccanismo che ci restituisce fisionomie artificiali e impossibili, dove le proporzioni risultano irrimediabilmente falsate come nel caso di un lifting mal riuscito: c'è sempre qualcosa di disarmonico, qualcosa di troppo piccolo o di troppo grande.
L'"iperrealismo" della Hirsch si fa allora profeta di una non proprio futuribile ipotesi di umanità grottesca e geneticamente manipolata.
Nel video Lachesis (2002) e nella serie di dipinti ad olio ad esso ispirati, la Hirsh approfondisce la sua indagine sul corpo, riflettendo sull'immagine del tempo che tutto trasforma e sulla nostra incapacità di percepire il mutamento nel momento stesso del suo realizzarsi. Il volto dell'artista è sottoposto ad un graduale, impercettibile processo di invecchiamento (comparsa delle rughe, dei capelli bianchi, rilassamento dei tratti). Ritorna allora il tema della caducità della sostanza umana di contro alla bellezza e alla perfezione sintetica promosse a realtà dall'universo mediatico.20/05/2003

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