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Paolo Icaro

Paolo Icaro Chissotti nasce a Torino nel 1936. Nel '55 si iscrive alla Facoltà di Lettere dell'Università di Torino. A partire dal '58 frequenta lo studio di Umberto Mastroianni e comincia a praticare la scultura.
Nel 1960 si sposta a Roma dove, nel 1962, tiene la prima personale alla Galleria Schneider (sculture in bronzo, gesso patinato, terracotta). Nel 1965 espone in una collettiva alla Galleria Odyssia di New York, città in cui, subito dopo, si trasferisce.
In questi anni realizza opere in ferro, in cemento (che espone alla IX Quadriennale di Roma) in acciaio smaltato. Queste ultime, assemblages ingegneristici dai colori squillanti (Pizzico, ma non rido, 1965), rivelano quello spirito ludico, ironico, quel senso di precarietà e di leggerezza che sarà una delle costanti di tutto il discorso artistico di Icaro.
Nella seconda metà degli anni Sessanta crea la serie delle Gabbie (1967) e delle Catene (1967-68); nelle loro strutture rigide e geometriche esse rimandano al clima concettuale e minimal che informa la cultura americana dell'epoca. In sintonia con le poetiche dell'Arte Povera, Icaro comincia a realizzare opere ambientali, azioni e performances che coinvolgono il pubblico (nel '68 alla Galleria la Tartaruga di Roma espone un telo di plastica fustellato in riquadri che i visitatori possono staccare). Nel '68 si trasferisce a Genova, ma nel '71 è di nuovo negli Stati Uniti, in Connecticut.
La serie de I luoghi del punto rappresenta una presa di distanza rispetto alla concettualità autoreferente delle Gabbie e delle Catene. In questi lavori - cordoni d' acciaio o d' alluminio modellati sul corpo umano, intorno alle braccia o ai piedi (I luoghi del punto: sul piede, 1972) - riaffiora quello spirito giocoso e lirico proprio delle opere degli esordi.
Verso la fine degli anni Settanta, Icaro sente il desiderio di trovare una materia duttile, da manipolare, impastare e scopre nel gesso il proprio elemento. Plastico e flessibile, fragile e monocromo, rarefatto e spirituale, diviene protagonista di molte serie degli anni Ottanta (i Davanzali, le Cornici, le Pietre, le Stele) e rimane tutt' oggi il materiale principe utilizzato dall'artista. Solo o combinato con la pietra (Pietrastanca, 1986), il vetro (Trasparente apparente, 1982), il legno (Per memoria, 1987), il piombo (Interno, 1988), modellato in forme organiche, naturali, morbide, pure e barocche, esprime un senso di precarietà, di leggerezza, di non finito insieme lirico e sublime. Eppure è sempre alle misure del corpo che si rapporta (al compasso delle gambe o delle braccia dell'artista, alla misura della posizione eretta o di quella accucciata) e come corpo rifiuta il basamento per espandersi, crescere in modo fisiologico nello spazio.
Paolo Icaro vive e lavora a Pesaro.

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