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Mancino

Mancino nasce a Verona, dove vive e lavora, nel 1948.
Completamente digiuno dell'arte, inizia a dipingere all'età di sedici anni dopo aver letto una monografia dedicata a Vincent Van Gogh. La prima personale dell'artista è alla galleria "La Quaglia" a Verona : l'opera principale è la ricostruzione dello studio dell'artista all'interno dello spazio espositivo. Negli anni ottanta partecipa al "Gruppo Megagalattico di arti visive il Ludro" che organizza mostre di arte contemporanea in luoghi non deputati all'arte (bar o negozi), promuove dibattiti, scambi culturali, serate di poesia.
Negli ultimi dieci anni Mancino dipinge, in solitudine, opere che vanno dai Rilievi di confine alle sculture Totem, dalle Impronte vegetali (opere molto scure e quasi monocrome) alle Impronte bianche, alle figure umane (Figure in bozzolo e Volti).
Mancino è un artista lirico che ama manipolare gli oggetti quotidiani che la storia ha rigettato come inutili carcasse - chiodi, spaghi, vecchi pezzi di legno o di cartone, ombrelli, cucchiai, bambole, caraffe, vasi, sedie o scarpe usate - per trasformarli in rime di poesia. Nelle sue opere i frammenti della realtà sono assemblati all'interno della tela entro griglie geometriche, sbiancati, raggelati, inceneriti, fossilizzati a ricreare "paesaggi" in cui si dispiega il tempo interiore della storia e della coscienza.
"Così l'arte è la metafora del bosco. Quando ho iniziato a dipingere sono entrato in un bosco. Non cercavo nulla in particolare, ma trovavo con il cammino ciò che mi interessava, che mi inquietava, che mi dava gioia, che mi attirava".

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