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Gottardo Ortelli

Gottardo Ortelli nasce a Viggiù nel 1938. Diplomatosi all'Accademia di Brera di Milano, vi lavora prima come assistente (dal '62), poi come insegnante titolare della cattedra di pittura (dal '74).
Tiene la sua prima personale nel 1966 alla Galleria Nuova di Milano. I primi anni settanta segnano il distacco della ricerca dell'artista dalle suggestioni delle poetiche postinformali e dalle declinazioni pop con l'affermazione di un linguaggio oscillante tra istanze emotive, interne ai valori primari della pittura (segno, colore, materia) e aspetti analitici. Nelle opere del '72-'75, stesure monocrome scandite da linee diagonali frammentate e uniformemente distanziate, interrotte nella loro distribuzione 'all-over' da pause impreviste che lasciano scoperta la cromia dei fondi (come nei cicli Dimensione memoria, Tempo liberato, Della geometria obbligatoria, Immersione totale), sembra prevalere un'istanza razionale e geometrica, l'idea di una pittura che cerca una sua specificità linguistica e operativa.
Ma, a ben vedere, le dichiarazioni del pittore sul suo modus operandi ("Penso al colore, allo spazio agli itinerari, alle distanze, alle scansioni, procedendo per connessioni, per analogie, per paralleli, per metafore. Il processo parte spesso da archetipi immaginativi"), sull'andamento diagonali dei tracciati ("Per me l'obliquità è l'incertezza, il dubbio, l'allarme continuo") e, oltre a ciò, il carattere vibratile e sensitivo del segno-colore depositato sulla tela con una siringa (a tratti corposo e condensato, a tratti sottile) contraddicono l'idea di una progettualità fredda e impersonale. Inoltre i viola, i gialli e i rossi tendono a riassorbire la fisicità delle linee e a trasformarla in energia.
Dopo una fase 'azzerata' e 'fredda' (1977-1978) scandita da installazioni ambientali fatte di esili filo di ferro e grafite su muro, da rilievi primari in legno dipinti di bianco e collocati a distanze diverse sulla parete, da sagome geometriche irregolari ancora in legno che a volte comprendono tele monocrome dislocate in punti lontani dello spazio (Disseminazione, 1978), Ortelli, all'inizio degli anni ottanta, ribadisce l'urgenza e il potere misterioso del colore. Nella personale dell'81 Lo spazio della soglia all'Artra Studio di Milano e nell'installazione alla Biennale di Venezia del 1982, elementi aggettanti dai contorni fluidi, organici (in metallo, resina, legno) distribuiti liberamente sulle pareti espositive, si caricano di cromie dense e accese animandosi di memorie, simboli, suggestioni. In occasione della personale Orbis Pictus al PAC di Milano (1984) lo spazio si fa colore: le pareti percorse da 'sculture' astratte e primordiali e da aree dipinte con timbri vivaci e dissonanti producono una magica polifonia luminosa e cromatica.
A partire dalla metà degli anni Ottanta, Ortelli torna alle due dimensioni, alla 'pura pittura', accentua i valori emotivi e simbolici del colore e suggerisce un'idea di paesaggio come evocazione, risonanza, stato d'animo. Il colore stratificato, sontuoso, fatto tutto di accensioni e di pause, si incendia nella fenomenologia dei rossi e dei gialli, diventa calore, energia, materia pulsante di vita (Derive, 1988-1989; Slittamenti del cuore, 1994; Per rubarti l'anima, 1995).
Gottardo Ortelli vive e lavora a Milano e a Varese.

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