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Maria Teresa Padovani

Maria Teresa Padovani nasce a Verona nel 1964. Frequenta il liceo artistico e, tra il 1985 e il 1989, l'Accademia di Belle Arti Cignaroli di Verona, sotto la guida dello scultore Gino Bogoni.
Bogoni la aiuta a tenere a freno la sua indomita vena creativa e a rispettare i tempi, le fasi, i silenzi, le attese che la pratica della scultura impongono. Nella scelta delle forme e dei motivi procede con grande libertà e indipendenza, affidandosi a quel procedimento di perlustrazione emotiva, una riflessione tutta calata nel proprio vissuto, che costituisce la genesi di tutte le sue opere, legate ad una figurazione che non concede nulla al dettaglio descrittivo, ma rivela la sostanza inquieta della voce che sta dentro: "forse esiste il pericolo di chiudersi dentro la propria pancia, quando si lavora su di sé, si scava nella propria storia, nelle proprie emozioni."
A partire dal 1990 lavora sei mesi all'anno come aiuto scultore all'Ente Lirico di Verona, acquisendo maestria e disinvoltura nell'affrontare tecniche e materiali diversi.
Le sculture della Padovani si caratterizzano per il fatto di essere per lo più strutturate in una molteplicità di elementi - istanti plurali di un racconto - per il loro appartenere a cicli definiti di lavoro e in virtù della leggerezza dei materiali prescelti.
Tra il 1993 e il 1994 l'artista dà vita alla serie Pezzi di mare. Sono sculture bianche in polistirolo, coperte di gesso e levigate, forme morbide, organiche, concave e convesse, che racchiudono stelle marine, detriti, cuori (di affogati), reperti, visioni surreali di cose che si possono trovare nelle profondità, nelle immensità marine. Per la Padovani il mare è metafora della dinamica della vita, è luogo della nascita, della trasformazione e della morte, poiché tutto vi nasce e tutto vi ritorna.
Nel 1997 dedica un ciclo di opere all'universo femminile, dove il titolo, Maria, descrive la donna comune. Le prime sono croci in cera all'interno delle quali inserisce figure di donna, senza alcun riferimento all'iconografia cristiana; poi 'pezzi di donna' in gesso, silenziosi e sofferenti.
Al '99 appartengono le sculture Grumi o forme imperfette, blocchi di cera bianchi o colorati. Si tratta di frammenti di corpi abbozzati, metamorfici, non finiti.
Tra il 2000 e il 2001 nascono i Bambini acquatici, fatti di gomma, una gomma sottile; si possono piegare, contorcere, poi tornano come prima. Sono immagini tormentate, informi, "sono quei nuclei infantili che nuotano dentro di noi, nella nostra pancia, sede acquatica del nostro inconscio. Credo si debbano conoscere, altrimenti si trasformano in mostri", afferma l'artista.
A questo ciclo segue quello dei Non bambini (2001-2002) questa volta realizzati con una resina dura, consistente, ma sempre leggera. Hanno la sagoma di ossa allungate, alle estremità delle quali è collocata una testa di bambino, di scimmia, scheletri inquietanti, fantasmatici, simboli archetipici del nostro essere in fieri, del nostro primordiale germinare dalla incoscienza alla coscienza: "Quando furono gettate le fondamenta, noi eravamo nell'incoscienza, non le abbiamo scelte le nostre ossa".
Nel 2002 la Padovani realizza la serie dei Bambini seduti, fatti di lattice, leggeri e caldi al tatto, silenziosi e incompiuti, "bambini muti, alcuni senza braccia, sono bambini che non possono esprimersi, sono le nostre possibilità mancate, che non ci verranno più restituite e alle quali dobbiamo definitivamente rinunciare per essere liberi."
Maria Teresa Padovani vive e lavora a Verona.

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