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Jaume Plensa

Jaume Plensa nasce a Barcellona nel 1955. Studia alla Scuola Superiore di Belle Arti di Sant Jordi.
Vive e lavora tra Barcellona e Parigi.
Plensa debutta come scultore all'inizio degli anni ottanta. Le sue prime opere appaiono legate ad una concezione materica, arcaica, massiccia della scultura. L'artista sembra voler estrarre dalla materia ciò che è in essa racchiuso, aprendo una via di comunicazione tra l'uomo e gli elementi naturali: il fuoco, la terra, l'aria, l'acqua.
Lavora con il ferro, che nasce dalle viscere della terra, lo fonde e lo plasma con il fuoco, lo raffredda con l'acqua e lo ossida con l'aria. Le sue creature ferrose hanno il sapore ancestrale della materia lavica.
A partire dagli anni novanta, l'opera di Plensa registra un decisivo ampliamento nelle forme e nei mezzi: al ferro si affiancano l'alluminio, l'alabastro, il vetro, la resina di poliestere, le lampade (i neon), materiali via via più lievi, sottili, avvolgenti, che privilegiano un'esperienza visiva ambigua sospesa tra chiusura e trasparenza, dove la materia scolpita diviene luce, calore, apparizione. Successivamente combina materia e suono, come nell'opera esposta, One thought fills immensity (1998), un'installazione costituita da un piatto musicale sospeso su un catino metallico: una goccia d'acqua cade ritmicamente sul piatto d'ottone provocando un suono che si propaga nello spazio della galleria.
Il titolo dell'opera è una citazione di un verso del poeta inglese William Blake ("Un pensiero riempie l'immensità"), che può essere eletto a paradigma dell'opera di Jaume Plensa, dove il pensiero riempie lo spazio. L'itinerario creativo dell'artista muove infatti verso un' interpretazione della scultura come materializzazione plastica di un'idea; lo suggeriscono la purezza delle linee delle sue creazioni, l'uso di supporti trasparenti, il ricorso alle parole scritte che ci trasportano nelle acque fluide del sogno e della memoria. Un concettualismo simbolico, lirico, non certo astratto, quello di Plensa.
Anche quando le sue stanze sono cubi o parallelepipedi (Living-room, 1995), esse esprimono un mistero esistenziale, un poesia lontana dalla fredda geometria dell'intelletto.

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