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Fabrizio Plessi

Fabrizio Plessi nasce a Reggio Emilia nel 1940. Vi frequenta il liceo artistico e nel 1958 si trasferisce a Venezia dove si iscrive all'Accademia di Belle Arti.
Già a partire dalla fine degli anni sessanta si interessa alle possibilità di impiego delle nuove tecnologie, dei nuovi media, dei moderni strumenti di diffusione dell'immagine e della parola nell'arte. Nel 1969 frequenta il Centro Video Arte di Ferrara con Lola Bonora e acquista la prima telecamera. Il tema centrale della sua ricerca è l'acqua, protagonista di numerose installazioni, films, videotapes e performances: "Per me l'acqua è molto importante, io sono un emiliano che è andato a Venezia; ho subito lo shock di questa città apparentemente allagata. Vivendo a Venezia il mio pensiero è diventato molto più fluido []. Penso che il video formi con l'acqua un binomio perfetto; l'acqua è un elemento antico, ancestrale, primordiale, il video è un elemento d'oggi: entrambi sono fluidi, mobili, instabili, entrambi emanano un bagliore azzurro". Del 1975 è il videotape dal titolo Segare il lago Stichter in due parti uguali: l'artista appare, a bagno fino alla cintola, nell'atto di immergere ripetutamente una sega nell'acqua nel paradossale tentativo di tagliare il lago in due. A questo tipo di interventi di natura concettuale e performativa, tipici degli anni Settanta, documentati attraverso i media del videotape e della fotografia (Camminare sull'acqua, 1975; Cento pezzi d'acqua, 1978; Acqua obliqua, 1978), seguono, negli anni Ottanta, una serie di video-installazioni (Centro liquido di gravitazione, 1982; Mare di marmo, 1985; Roma, 1988) in cui l'artista declina la tecnologia del video con elementi tradizionali e antichi come la pietra, il marmo, il ferro, il legno, il vetro, dosando materiali, immagini, colori e luci con la maestria del grande pittore. Attraverso i monitors (schermi-tv inseriti all'interno delle sue sculture-installazioni) parlano elementi primordiali e mitici: l'acqua con il suo catartico scorrere e rinnovarsi, il fuoco con la sua forza e la sua minaccia, l'aria con la sua libertà impalpabile, la terra con la sua consistenza brutale, i suoni con il loro fascino evocativo. Mentre l'acqua rappresenta per Plessi l'elemento amico e salvifico, legato all'idea della rinascita, il fuoco è il potere, una forza che sfidiamo pur sapendo che ci potrà annientare. In occasione della mostra Waterfire tenuta nel 2001 a Palazzo Correr a Venezia, vampate di fuoco e cascate d'acqua, simulate attraverso LED luminosi, invadono le finestre dell'ala napoleonica del Museo in Piazza San Marco.
In Foresta di fuoco (2001) Plessi costruisce un bosco attraverso una teoria di strutture-cariatidi in ferro arrugginito all'interno delle quali una serie di tronchi, rami, fascine appartenenti a diverse specie di alberi, appaiono accatastati, legati, stratificati secondo un differente disegno. Al di sotto dei legni sono collocati dei monitors che proiettano le immagini di un incessante rogo. Ma la tecnologia non è mai il fine ultimo dell'opera.
La dimensione primitiva, eroica, di quest'ultima, la sua fisionomia arcaica reclama semmai l'idea di una calda ritualità, di un luogo magico, lontano dal rigore algido del mondo virtuale: "A me interessa il video che non racconta, che diventa pura emozione, un flusso dei sentimenti, un flusso musicale. Nel mio lavoro mi muovo tra elementi semplici, basilari; le mie opere sono elementari, eppure monumentali".
Fabrizio Plessi vive e lavora a Venezia e a Maiorca.

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