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Bernardì Roig

Bernardì Roig nasce a Palma di Maiorca nel 1965. Vive e lavora tra Madrid e Binissalem (Maiorca).
Nel 1995 è stato insignito del Premio Ufficiale della 'XXI International Biennal of Grafic Art' di Ljubljana (Slovenia) e nel 1997 del Premio Especial Pilar Juncosa y Sotheby's dalla 'Fundaciò Pilar i Juan Mirò' di Palma di Maiorca.
L'arte di Roig si colloca nella linea del pensiero negativo che informa l'opera di scrittori quali Artaud, Bataille, Bernhard e di artisti come Kounellis, Witkin o Cindy Sherman e si esprime attraverso una molteplicità di tecniche (il disegno, la scultura, la pittura, la fotografia, il collage, il video, l'installazione), una multimaterialità che testimonia quella volontà di rottura con un concetto di arte intesa come creazione chiusa in se stessa, legata all' immobilismo concettuale, che caratterizza molta parte dei linguaggi estetici contemporanei.
I temi che ispirano la sua opera sono quelli radicali intorno ai quali da sempre l'umanità si interroga: la vita e la morte, il dolore e il piacere, la spiritualità e la sessualità, il sacro e il profano, affrontati con una robusta carica di denuncia, di ironia, e con uno spiccato gusto per il paradosso e l'iperbole.
Il suo repertorio iconografico mescola iconografia cristiana e perversione, ascetismo religioso e mortificazione fisica: le immagini del teschio e del crocifisso convivono con quelle di corpi orribilmente mutilati, di oggetti sadomaso (Saint Gerome, 1995; N.C, 1995; Adan y Eva, 1996) e ancora di fiori secchi, spine, nature morte (Bouquet, 1997; Cruz y flores, 1997; Brazos, 1998). Un'arte in bilico fra attrazione e repulsione, peccato ed esaltazione, trasgressione, estasi e colpa, feticismo e parodia, erotismo e morte (La mort du peintre -Holbein, 1994; La mort du peintre Mantenga, 1997).
Roig mette in scena, per mezzo di una teatralità di gusto barocco, gli angoli oscuri della nostra psiche, le nostre segrete ossessioni, la nostra identità multipla, il senso di impotenza e di insoddisfazione che tiene prigioniero l'uomo contemporaneo, la sua lotta per raggiungere una più profonda consapevolezza di sé e del mondo e, nel contempo, la sua impossibilità di un contatto autentico con l'altro, dipingendo l'icona di un umanità sola, irrimediabilmente perduta, e il vuoto di significato che segna la nostra quotidiana esistenza.
La sua indagine si muove tra i poli dialettici della luce e del buio, della chiarezza e della cecità, come dimostrano il ciclo di opere - disegni, video ed installazioni - dedicate al tema del lampadario (Lampada y sillas; Luz sobre las espaldas; El hombre de la làmpara, 1999), simbolo della conoscenza che illumina il cammino dell'uomo accecato dalla ricerca ostinata del pericolo e del piacere, così come la serie di disegni e sculture presentati nel 2001 alla galleria Lipanjepuntin di Trieste, in occasione della mostra Blindness & Insight. L'esposizione si componeva di una serie di figure maschili in bronzo di grandezza naturale in completo nero e camicia bianca i cui occhi lanciavano sottili lame di autentico fuoco. Uno sguardo bruciato, annientato, incapace di leggere la realtà, di produrre senso, di creare una narrazione, appesantito dalla storia (L'oeil brulé; 2000; Homo Milan, 2001; Homo dos, 2001).

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