Indietro
 
Sara Rossi

Sara Rossi nasce a Milano nel 1970, vive e lavora a Milano.
Le prime opere sono installazioni in cui recupera vecchi mobili e oggetti d'uso quotidiano creando spazi domestici dove l'attenzione è focalizzata sul gioco dialettico tra familiarità ed estraneità.
In seguito privilegia il video, le videoinstallazioni e la fotografia, che le permettono di dare corpo a quell'idea di trasformazione, di mutazione di stato, di fluttuazione, che sta al centro della sua poetica. Il video è in sé un flusso che registra l'evoluzione di un processo; la fotografia permette di catturare istante per istante le sue fasi.
In questo senso il mercurio - che compare sia nel video Coconut, sia nella serie fotografica Tics (1999) - sostanza alchemica per eccellenza, fluida e mutevole, simbolo di bellezza inafferrabile e di mistero, d'energia e di trasformazione, può essere considerato come emblematico della sua ricerca.
Spesso l'artista si muove nella sfera delle relazioni naturali con una sensibilità 'neo-panica' alla ricerca di una dimensione originaria, magica, dove il tempo è rallentato, le atmosfere impalpabili e sospese: dune di neve che descrivono paesaggi immateriali (Maia Alba, 2000-2001), un'eclissi di sole che fa da sfondo ad apparizioni di sogno (Act, 1999), accecanti riflessi d'acqua proiettati su dei teli a suggerire l'idea di uno spazio immersivo (Nadir, 1999), un castello di sabbia-torre di Babele inghiottito dalla marea (Subway - Rena Bianca; Passi, 1998).
Nel caso del video Passi l'artista dichiara di essersi concentrata su di un luogo dove il tempo fosse concepito come spazio dilatato e senza misura, nel tentativo di distanziare il ritmo frenetico della metropoli e di azzerare l'ansia che esso produce.
"Il tempo è il ritmo con cui viaggia la sabbia. La sabbia scivola in una direzione imprecisa, vaga [...]. Scelsi la torre di Babele (e la sua costruzione / decostruzione) perché era l'immagine più universale che avevo in mente". La rete dei rimandi coinvolge anche la sfera 'alta' della storia dell'arte, laddove la torre di Babele ricalca quella raffigurata nell'omonimo, notissimo dipinto di Bruegel il Vecchio; una commistione di generi che torna nel video Channel Zero (1997) dove un gruppo di pulcinella, che ricordano quelli del Tiepolo, schierati in una sorta di plotone di esecuzione, sparano a degli altri pulcinella di fronte ad un pubblico attonito, rievocando le atmosfere delle notissime Fucilazioni del Prado del Goya. Il tutto avviene in uno spazio surreale in alta montagna, in un paesaggio innevato e ovattato.
Altrove l'indagine scivola sul nostro vivere quotidiano all'interno del 'villaggio globale', sulla tecnologia e sul suo rapporto con la natura. Eppure anche qui Sara Rossi sogna un'apertura, un dialogo, una sintesi: nel video Smog (1999) campeggia il profilo della cima di una grande torre antenna per telecomunicazioni, come se ne vedono nelle periferie delle grandi città. L'immagine non appare netta, statica, ma in movimento, sottoposta ad un lento dondolio, immersa nella nebbia e accompagnata dal rumore malinconico di una boa. Il tutto suggerisce un clima di fluttuante surrealtà.
Un mondo mutante, instabile, in dissoluzione, misterioso, percorso da un' invisibile energia, immerso in una dimensione poetica che comprende noi stessi e i nostri miraggi.

Indietro