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Cindy Sherman

Cindy Sherman nasce a Glen Ridge, nel New Jersey, nel 1954. Tra il '72 ed il '76 studia arte presso lo State University College di Buffalo e, dopo la laurea, si trasferisce a New York.
Esordisce come pittrice, per passare subito dopo alla fotografia, di cui diviene essa stessa unica, schizofrenica protagonista.
Nella notissima serie Untitled Film Stills - 69 fotografie in bianco e nero di piccolo formato realizzate tra il 1977 e il 1980 - l'artista si mostra infatti in una sorprendente molteplicità di ruoli e identità, nei panni della segretaria che lavora nella grande metropoli, in quelli della bibliotecaria sexy, dell'attricetta, della casalinga, della studentessa, della moglie maltrattata, della ragazza navigata che sorseggia un bicchiere di Martini. Eroine tratte dai 'b-movies' degli anni cinquanta e sessanta - evidente è il riferimento a precisi generi cinematografici quali la commedia americana, il film noir, il melò, la soap opera - interpretati da idoli dello schermo come Sofia Loren o Marilyn Monroe. Negli Untitled la donna è vista secondo le proiezioni del desiderio maschile; interpretando la seduttrice, la starlette, la vittima e affidando alla fotografia il compito di oggettivare il desiderio, la Sherman irride ad esso: usa lo stereotipo per distruggere lo stereotipo. Trasformandosi in un'altra, ripercorre l'alienazione di ogni donna cui sono imposti modelli sociali e clichè di comportamento e, grazie alla performance, se ne libera.
Nel corso degli anni ottanta l'artista continua la sua esplorazione sugli stereotipi della femminilità propri della cultura borderline. La donna degli anni Cinquanta, oggetto sessuale da consumare tra le pareti di casa o nella città, inquadrata su di uno sfondo domestico o metropolitano, storicizzata grazie all'uso del bianco e nero, appare ora un modello datato; il colore fa la sua comparsa, l'obiettivo si fa più vicino al soggetto mentre i paesaggi appaiono sfocati, il formato orizzontale della fotografia ricalca quello dei paginoni delle riviste pornografiche (come nella serie Centerfolds del 1981).
In Pink Robes protagoniste sono proprio le modelle di quelle riviste, colte nel momento della pausa tra uno scatto e l'altro, sciatte, senza trucco, non più sensuali, avvolte nei loro accappatoi. La modella, la donna artificiale, stereotipo per eccellenza, diviene il moderno oggetto del desiderio. In Sex Pictures dei primi anni novanta la mannequin si trasforma in un vero e proprio manichino, divenendo solo un corpo che si offre allo sguardo: le figure sono ridotte in pezzi, bambole smembrate in protesi grottesche, porzioni di anatomia in qualche caso riconducibili ai soli organi genitali, immagini che rivelano un voyeurismo morboso.
Le serie delle Fairy-tales (1985) e dei Disasters (1986-1989) combinano elementi tratti dalle favole e dai films-horror, immagini grottesche e surreali di paura, di morte, di decadenza, di squallore (mostruose metamorfosi, corpi mutilati, atmosfere noir, efferati delitti) che svelano cosa si nasconda dietro la rispettabile facciata della femminilità. Negli anni novanta la Sherman realizza caricature di personaggi protagonisti di alcuni capolavori della storia dell'arte (Caravaggio, Raffaello); l'artista si mostra in assurdi costumi d'epoca, che testimoniano come, per lei, la creazione sia impossibile senza l'uso di prototipi: l'identità giace nell'apparenza, non nella realtà.
Cindy Sherman vive e lavora a New York.

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