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Francesco Vezzoli

Francesco Vezzoli nasce a Brescia nel 1971. Tra il 1992 e il 1995 frequenta il 'St. Martins College of Art and Design' di Londra. Quasi "per reazione al clima artistico londinese" che esprime un'arte aggressiva, brutale, irriverente e gigantista (sono gli anni degli 'Young British Artists' sostenuti dal collezionista Charles Saatchi) Francesco Vezzoli elegge la sua passione per il ricamo - pratica femminile borghese e out of fashion - a medium privilegiato ("Stavo a Londra, studiavo Fine Arts e a un certo punto ti dicono You gotta come up with something, ti devi inventare qualcosa. Io odiavo stare a scuola e il ricamo era una pratica che mi permetteva di stare solo. All'inizio non era nemmeno un linguaggio o una scelta stilistica").
Tornato in Italia (vive e lavora a Milano), sviluppa il suo lavoro in una duplice direzione: coltiva l'arte del ricamo a piccolo punto e realizza cortometraggi. A legare queste due attività è il background: il mondo del cinema e del glamour.
Sulla tela a trama larga delle sue tele ricamate sono stampati i volti di noti divi del cinema, della moda, della cultura pop del recente passato (Anna Magnani, Joan Crawford, Audrey Hepburn, Veruschka, Edith Piaf ); Vezzoli interviene sui loro volti aggiungendo lacrime in lurex o fili rosso sangue. Nei video - ispirati al cinema di Visconti, Kubrick, Truffaut - recitano attori e personaggi dello spettacolo come Marisa Berenson, Iva Zanicchi, Franca Valeri, Helmut Berger, Valentina Cortese, Bianca Jaegger, coinvolti loro malgrado nella pratica del ricamo. Vezzoli elegge così ad arte il proprio universo narcisista, rivisita con ironia le proprie ossessioni e la mitologia sommersa dei vecchi film ("un mondo di pizzi, merletti e capelli cotonati"). Nel secondo degli episodi che compongono An Embroidered trilogy (trilogia del ricamo) - intitolato il Sogno di Venere (1998) - Franca Valeri si addormenta su di un sofà ricamato da Silvana Mangano e sogna di ballare in una specie di discoteca vestita con un abito di Capucci. Nello stesso locale Vezzoli, seduto a cavallo di una motocicletta, ricama sulla solita tela l'icona della Mangano. E' tutto un gioco di rimandi e citazioni (il titolo ricorda Il segno di Venere, film interpretato dalla Valeri; Capucci è lo stilista che vestì la Mangano nel film Teorema di Pasolini, la Mangano infine coltivò l'arte del ricamo come antidoto contro la malinconia). Nei video successivi, A love trylogy - Self portrait with Marisa Berenson as Edith Piaf (1999) e The Kiss- let's play Dinasty (2000), Vezzoli diviene protagonista, regista e attore del video: nel primo sposa la Berenson, nel secondo bacia Helmut Berger. Nel 2001 Vezzoli partecipa alla Biennale di Venezia con una installazione-performance dal titolo Veruschka was here in cui la 'vera Veruschka', ex modella, icona degli anni sessanta, siede su un divanetto e contempla un tombolo da ricamo su cui è stampato il suo volto; di tanto in tanto finge di ricamare la propria immagine.
Intervistato da Massimiliano Gioni ed Helena Kontova per Flash Art, alla domanda: "Cosa vorresti che si dicesse dei tuoi lavori?" l'artista risponde con corrosiva ironia: "...Direi che il mio lavoro è questo studio sulle debolezze del frocetto di provincia che si guarda i film di Visconti, si studia i mobili di antiquariato e trasforma la propria solitudine e il proprio dolore in una magnifica ossessione".

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