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Chen Zhen

Chen Zhen nasce a Shanghai, in Cina, nel 1955. Cresciuto in anni difficili - quelli della Rivoluzione Culturale - nel 1973 si iscrive alla 'Shanghai Fine Arts and Crafts School' e nel 1978 al 'Shanghai Drama Institute'.
Tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta (chiusa l'era del Realismo Sociale Maoista) realizza opere pittoriche in cui combina i principi della filosofia cinese tradizionale, proibita durante il regime di Mao, con le forme artistiche dell'avanguardia occidentale. Nel 1986 si trasferisce a Parigi, frequenta l' 'Ecole Nationale Supérieure des Beaux Arts' e l' 'Institute des Hautes Etudies en Arts Plastiques'.
Affetto da una rara malattia del sistema immunitario, muore a Parigi nell'anno 2000.
L'opera di Chen Zhen nasce da quella che l'artista definisce come 'transexperience', ovvero l'esperienza dell'immigrato che vive sospeso tra culture, società e lingue diverse. Questo nomadismo culturale appartiene a tutte le opere di Chen Zhen, come polifonia di riferimenti e ideologie che spaziano da Oriente Occidente, dalla politica all'ecologia, dalla medicina alla filosofia.
Zhen crea installazioni in cui ricicla oggetti di consumo che descrivono l'orizzonte metropolitano (fogli bruciacchiati di giornale, riviste e libri), nel tentativo di infondere un respiro vitale ai detriti del nostro universo industriale e massificato; egli vuole 'collocare le merci, specie quelle che sono state scartate, in nuove relazioni per stabilire un dialogo tra oggetti, esseri umani e natura' (La retour des Fantomes de l'Homme, 1992; La Voie du Sommeil, 1992). In molti casi mescola elementi che appartengono a universi lontanissimi: personal computers, simboli della cultura capitalista, sono posti accanto a vasi da notte dell'era di Mao, ricordi dell' infanzia cinese (Daily Incantations, 1996).
Tra le sue opere più notevoli è Jue Chang/Fifty Strokes to Each, un'installazione realizzata per il Museum of Contemporary Art di Tel Aviv (1998) in un momento cruciale nel processo di pace nella regione (nel '99 sarà poi esposta alla Biennale di Venezia). Più di cento sedie e letti provenienti da paesi di tutto il mondo, rivestiti con pelli di animali, apaiono sospesi su di una struttura di legno e sono tra loro collegati.
In occasione dell'inaugurazione dell'opera, Zhen invita un gruppo di monaci tibetani a suonare musiche per la pace utilizzando come percussioni letti e sedie; successivamente viene chiesto ai visitatori di colpire con pistole rotte e manganelli della polizia questi insoliti tamburi, in una sorta di rito liberatorio.
Così l'arte risana, è catarsi contro la violenza del mondo; essa assolve a quella funzione terapeutica che è fondamentale nell'esperienza di vita dell'artista, malato sin dalla giovinezza. Zhen ha fatto dell'arte una terapia quotidiana, finendo per applicare uno dei principi basilari della filosofia tradizionale cinese, secondo cui la salute si coltiva attraverso una buona comunicazione tra lo spirito e il corpo, tra l'uomo e la natura.

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